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Attualità
02 Febbraio 2016
"Amori Tossici" tra le ombre di una città

Una pallina di cellophane, ragazzini, spacciatori, forze dell'ordine inesistenti. L'inquietante immediatezza delle immagini, delle parole, delle testimonianze mandate in onda televisivamente ha lo stesso effetto dilagante di una bomba atomica. E, una volta riusciti a riemergere da quell'impressionante connubio di nubi e macerie, ecco che ognuno reagisce a suo modo all'evidente terremoto mediatico e sociale messo in moto dal servizio sullo "Spaccio a Prato" del programma "Le Iene".

Nei punti "caldi" della "Prato-male" spacciatori e tossicodipendenti si incontrano alla luce del sole tranquilli di svolgere un'attività qualunque grazie alla noncuranza delle forze dell'ordine. E mentre l'attenzione dei più si canalizza, da una parte, sulla rassegna di comunicati ufficiali da parte di personalità istituzionali e dall'altra nell'indignazione della cittadinanza, è cresciuta in me la voglia di affrontare il problema da un'altra dimensione.

Nell'egoistico ed individualistico mondo contemporaneo, spesso sonnecchiamo nel nostro guscio ovattato fatto di certezze ed etichette da affiggere come sulle lattine delle conserve di pomodoro da riporre ordinatamente negli scaffali dei nostri ripostigli e da utilizzare come medicine palliative all'occorrenza nel momento in cui la nostra percezione di sicurezza inizia a vacillare. Il problema è che, non sempre, il barattolino magico dà vita ad una soluzione efficace anzi talvolta crea un gran rumore che si protrae solo per alcuni giorni per poi subire un drastico abbassamento di volume. Il crimine non è dicotomia, non è definibile sempre nella stessa maniera. Spesso è sfuggente, labile ed è necessario porre attenzione al dettaglio, prendere in considerazione tutte le variabili dell'incastro contestuale. Quindi cos'è che avrebbe dovuto stupirmi? La presenza di un'anima illegale all'ombra di una legale sulle sponde di una città del Centro-Nord? O un sistema sicurezza e vigilanza che spesso tentenna nella tendenza al "vivi e lascia vivere" e che ha necessità di essere ri-progettato?

Partendo dal presupposto che ogni città "visibile" vive e si appoggia sulla carcassa di un tarlo che lavora nell'area del suo occulto (e questo non perchè siamo in un vicolo abietto di un paese del Sud, o di un'area ad ampia percentuale di prostituzione e tossicodipendenza), credo che lo stupore generale sia frutto di pre-concetti da sfatare, perchè spesso l'abito non fa il monaco e, quest'ultimo, serve soprattutto ad eludere meglio i controlli. Se in superficie la vita scorre tra volti scoperti, chiacchiere da bar ad alta voce, lavori leciti, scuole formative, acquisti con banconote e carte di credito segnate. Se in superficie esiste la libertà di parola, di protezione, di divertimento, di lotta per i propri valori e diritti, di fare l'amore con chi più ci aggrada. Al contrario i sotterranei sono il regno dei contrabbandieri, degli "uomini d'onore", dei ladri e dei rapinatori, degli organizzatori del gioco d'azzardo, delle prostitute e dei tossici. Se esistono questi due elenchi scissi è perchè siamo abituati alla differenziazione netta creano un divario in cui l'uno non tocca minimamente l'altro. Ma nelle secrete di una città, i corpi da usare, le sostanze "proibite", l'azzardo fatto in clandestinità, il credito illegale sono tutti beni e servizi scambiati e interconnessi con la città di superficie. Tutt'altro, quindi, di quello a cui i più vogliono credere. Ma su questo, già molti giudici di piazza e "sacri" oratori si sono soffermati canalizzando polemiche e indignazione. Come dicevo, partendo da questi pressuposti la mia riflessione si orienta altrove e in particolare sulla natura emotiva dei fenomeni criminogeni.

Più il video in oggetto scorreva, infatti, e più nella mia testa rimbalzavano delle domande. Vi siete mai soffermati a pensare cosa potrebbe creare il disamore? L'assenza di qualsiasi tipo di affetto? Il vuoto "glicemico"? E non alludo a quei lamenti sterili fatti ad hoc per farsi compatire da una folla di cari pronti a scattare per sostenerti. Parlo di coloro che si trovano a vivere in un'area senza vie di fuga, talmente arida da decidere che un misero momento di effimera felicità sia ricercare "l'Amore Tossico". Sì, quello che necessita di una polvere da sciogliere, di un laccio emostatico e di una siringa che raggiunga perfettamente la vena. Quello che se si consuma tra le lenzuola ingiallite di un monolocale è solo per raccimolare del denaro, quello che si accontenta di un luogo isolato per raggiungere l'orgasmo overdosing.

Lo squallore, lo sballo, le crisi d'astinenza, il sesso in cambio di soldi, la vita in stazione, le morti di massa attese come una inevitabile conseguenza. Questo mi ha colpito e mi colpisce, ogni volta come se fosse la prima che ne sento parlare. In quel servizio televisivo io ho visto soprattutto ragazzi e ragazze giovanissimi riesumare una sostanza ormai in disuso dagli anni Novanta. Ho visto pre-adolescenti debilitarsi, invalidarsi, distruggersi aspirando ad una morte lenta e soffocante piuttosto che reagire alla vita, più o meno decente che dovevano sopportare.

E questo non "per colpa di" chi spaccia o chi non ne arresta la vendita. Sono sempre stata molto fiduciosa nell'intelligenza umana prima di imputare ad influenze esterne le decisioni di ciascuno. I luoghi oscuri del mercato dell'illegalità esisterebbero comunque. La cosa che mi ha sconcertata di più è stata pensare alla deriva verso cui molti esponenti della generazione del futuro stia andando. Una deriva in cui trionfa l'effimero e in cui stiamo perdendo come consorzio di sostegno sociale che non dispensa o che non riesce più a dispensare nè valori nè amor proprio. C'è un abbandono al dolore, alle mancanze, alle ingiustizie già in giovane età. C'è un lasciare inascoltati gli urli silenziosi di anime inquiete e la preferenza a non cercare un appiglio se non quello chimicamente palliativo. E intanto la natura procede nella sua selezione continuando senza scrupoli a suddividere i fiori dalle dalle erbacce. Ma un bacio tossico non può avere lo stesso senso e lo stesso sapore di uno a-tossico. Mai.

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L'autore
Prinzessin89
Prinzessin89

Laureata in Comunicazione, Media e Giornalismo e in Scienze Criminologiche per l'investigazione e la sicurezza. Un sogno: vivere d'inchiostro.

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