Ieri la Consulta della Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum della Lega Nord per l'abrogazione della legge Fornero.
Matteo Salvini è andato su tutte le furie usando parole dure: "l'Italia fa schifo", "hanno fottuto un diritto sacrosanto" ed infine "oggi è morta la democrazia". Il tutto condito da toni e linguaggi a dir poco coloriti.
Fin qui tutto da copione insomma. Era infatti nell'aria una decisione del genere, trattandosi di un tema tecnico e specifico come quello delle pensioni. Era facilmente immaginabile una reazione del genere del leader del carroccio.

Per correttezza non ci si vuole soffermare nel dettaglio riguardo la scelta della Consulta, la cui sentenza ancora non è stata resa nota e verrà pubblicata in seguito con le motivazioni.
Ciò che invece è interessante riguarda il dato politico. Salvini infatti probabilmente sapeva che il referendum sarebbe stato bocciato, ma il leader leghista sa altrettanto bene che dà molta più visibilità - o fa molto più casino (per usare un termine a lui più familiare) - avere un pretesto del genere per montarci su un polverone, piuttosto che presentare una proposta seria e costruttiva. Anche perchè già la scelta dello strumento 'referendum' - da noi solo abrogativo e quindi per sua natura relegatoo per lo più a strumento di pressione - indica anche l'intento e il fine dell'azione. Ma tutto ciò comunicativamente parlando è il massimo. Da sempre infatti assumere l'immagine di quelli che sono stati truffati, derubati ingiustamente di un diritto funziona ad animare le folle del popolo. Niente di nuovo quindi, in tutti i sensi. Già perchè tutto questo non è altro che la logica e coerente conseguenza della dialettica che il leader leghista ultimamente sta portando avanti con forza - e perlatro come risulta dai sondaggi con ottimi risultati in termini di consenso.
Tattica voluta o no Salvini ci sguazza a meraviglia e seppur sembri così arrabbiato sotto sotto invece sorride soddisfatto. D'altronde è un'occasione in più per continuare a cavalcare la sua onda. Chissà se riuscirà a rimanerci sopra in equilibrio e se davvero diventerà - come spera - il nuovo leader del centrodestra. In questo caso più che mai: ai posteri l'ardua... sentenza. Per sua fortuna stavolta non della Consulta.