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02 Novembre 2014
Fuga dal Campo 14 di Harden Blaine

Fingiamo inannzitutto di non notare lo spudorato spoiler del titolo.

Dopodichè saltiamo anche prefazione ed introduzione.

Bene, ora possiamo cominciare.

Non aspettatevi una narrativa drammatica e indignata in stile Primo Levi. Queste pagine sono nate dalla penna del giornalista Harden Blaine, collaboratore del "New York Times" e corrispondente per il "Washington Post", che prima di capitare in Corea del Nord aveva già visto da vicino la Serbia di Milosevic, l'Etiopia di Mengistu, il Congo di Mobotu e la Birmania.

Decide qui di raccontare la storia di Shin Dong-Hyuk, reduce del terribile Campo 14 predisposto per accogliere rifugiati politici, noto più che tutti gli altri campi nordcoreani (in totale attualmente se ne conterebbero sei) per la severità disumana con la quale venivano trattati i prigionieri. Lui è un bambino del campo, nato cioè da un "matrimonio premio" tra due prigionieri fatti sposare forzatamente per volontà delle guardie. E' profondamente disumanizzato e non conosce nulla del mondo civilizzato aldilà del filo spinato, morale e dignità inclusi. Blaine lo mette a nudo, narrandolo attraverso la miriade di interviste a cui accettò di sottoporsi per raccontare la sua fuga e denunciare le barbarie alle quali il suo popolo veniva sottoposto mentre la società moderna partoriva alta tecnologia e leggi per la tutela dei diritti umani. La storia è recentissima e attuale, si parla di 10 anni fa, governo del Caro Leader Kim Jong Il e del padre Kim Il Sung, Grande Leader fondatore della Corea del Nord e Presidente Eterno (nonostante la morte avvenuta nel 1994). Significa che non siamo più nel secondo dopoguerra e stavolta non possiamo allontanarci da questa testimonianza vedendola come errore del passato su cui piangere e urlare allo scandalo nazista.

Il racconto è didascalico, analitico, pochissima psicologia, appena l'indispensabile per creare la giusta empatia con il lettore. Interessantissimo come sia riuscito ad inserire parti nozionistiche tratte da articoli accademici, avvolgendo la vicenda in una cornice che non la snatura.

Se siete curiosi potete anche dare un'occhiata a Google Maps, cercando il fiume Taedong e a nordest di Pyongyang quei complessi di massicci edifici sono proprio i campi di lavoro forzato (tuttora funzionanti e secondo Amnesty International in costante aumento). Su Youtube invece si trovano facilmente alcuni episodi sottotitolati di Inside NK, programma coreano di cui Shin è co-conduttore.

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L'autore
Bridget
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