Un paio di sere fa era al solito pub con i soliti amici. Tra una birra e l'altra e le risate che aumentavano di pari passo alla percentuale di alcool nel nostro sangue, si cominciò a parlare di un argomento che alle nostre menti, in quel momento, sembrava quasi intellettuale: la cacca di piccione. Ognuno di loro raccontava come una o più volte nella sua vita era stato colpito dalle feci di questo orribile volatile. Ripensandoci a mente fredda, non so come potesse provocare così tanta ilarità il resoconto di quelle avventure. Anche perchè so benissimo che sono tutte storie inventate. Io mi divertivo, ascoltavo le loro fandonie, ma capivo perfettamente che ogni parola, ogni dettaglio che veniva minuziosamente aggiunto era semplicemente frutto della loro fantasia. E ognuno cercava di rendere più avvincente e più divertente la sua storia per non sfigurare con gli altri. Di queste fantasie sulle cacche dei piccioni ne ho sentite tante, raccontate da tutti. Le ho udite dai miei migliori amici, dai miei parenti, da persone incontrate per caso, da ragazzi sull'autobus. Ma le migliori le ho lette sui libri: sempre incorniciate in quadri fiabeschi, escrementi di piccione che arrivano sempre nel momento giusto e che sconvolgono la vita dei protagonisti. Non capisco perchè le persone continuino a creare queste storie palesemente finte e perchè gli scrittori non si stanchino di ricamarci sopra. Sono convinto che nella storia dell'intera umanità nessuno sia mai stato colpito da una cacca di piccione. Forse a qualcuno è successo, ma credo che si possano contare sulle dita di una mano. La superficie della Terra misura 510.072.000 chilometri quadrati: una grandezza difficilmente concepibile dalla mente umana e che ti pone davanti alla tua stessa inconsistenza in uno spazio così ampio. Ma se c'è un cosa che occupa meno spazio di me su questo pianeta, quella è sicuramente la cacca di piccione. Pochi centimetri di squallore e lordura, il cui solo pensiero mi rivolta. Io sono insignificante rispetto alla vastità di ciò che mi circonda e ancora di più lo sono le feci di un uccello. Quante sono le probabilità che venga colpito da quest'ultime? Tecnicamente una su un milione. Se poi si calcolano altri fattori come il vento o il mio spostamento e quello di quei tremendi volatili allora l'eventualità che accada diminuisce sensibilmente. Eppure succede un considerevole numero di volte. Almeno se si ascolta l'opinione generale o si dà qualche valore alle storie che si sentono in giro. A loro dire questo determinato fenomeno riesce a sconfiggere ogni legge della statistica, come se quella tremenda sostanza semi-liquida, abbandonato il corpo del legittimo proprietario, passasse attraverso qualche strano universo parallelo con una casistica completamente diversa dalla nostra e, una volta tornata nel nostro mondo, li centrasse in pieno. Vanno in giro, mangiando un gelato o ascoltando della musica e qualcosa li colpisce. All'improvviso e senza preavviso cade dall'alto, gli macchia un vestito e li costringe ad imprecare. C'è qualche piccola variazione sul tema ogni tanto, soprattutto su come affrontano la situazione, ma a grandi linee la storia è sempre questa. Poi alzano lo sguardo in cerca del colpevole, ma non vedono altro che il cielo. Questi maledetti piccioni scagliano la pietra e nascondono la mano. A volte davvero preferirei che fosse una pietra e non le loro feci, così potrebbero dimostrare davvero che le loro non sono solo stupide fantasie. Nessuno ha mai visto il piccione che lo avrebbe colpito, nessuno si è mai potuto vendicare. Queste storie sono così puerili e prive di fondamento che spesso mi chiedo chi sia stato il primo ad inventarla. Forse ad un uomo, migliaia di anni fa, questo è successo davvero e l'interlocutore, per non sentirsi fuori luogo, ha deciso che era meglio inventare di sana pianta una favola uguale. Così da allora gli uomini, per sentirsi meno soli, hanno cominciato a inventare storie sulla cacca dei piccioni e gli scrittori, per loro vizio, hanno cominciato ad ingigantirle. Così oggi, ogni volta che una goccia d'acqua ci cade sul vestito, preghiamo che sia cacca di piccione e anche se non lo è ci convinciamo che sia così. Per sentirci meno soli, per sentirci più (s)fortunati.