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YoungPress
Stile di vita
01 Novembre 2014
"Non abbiate paura"

Il motore della società non è la ragione. Non l'amore, l'odio, il progresso. Bensì la paura.

Paura di ciò che non conosciamo, della diversità, di ogni qualcosa scavalchi i nostri orizzonti di aspettative, rendendoci inermi e privi di appigli. Quegli appigli dei quali l'uomo ha sempre avuto bisogno per non sentirsi perso in un mondo del quale non si conosce il creatore, per non sentirsi isolato in mezzo ad un popolo (quello umano) multietnico, multirazziale e multiculturale. Quegli apparati ideologici, quel comunismo, quel razzismo, quel capitalismo, fascismo, nazionalismo, consumismo, conformismo e mille altri apparati che nulla hanno in comune (oltre al postfisso ismo) se non il fatto di nascere come soluzione presunta, precaria e mortale, a questa immensa Paura. L'economia, la politica, e forse anche la religione. Una serie di costruzioni, di studi metodici di questo "terrore di vivere" che ci attanaglia dall'alba della civiltà.

In sostanza ci preoccupiamo di formulare eleganti ed astruse teorie generali della e sulla vita, mentre essa ci scorre davanti, ballando sui cadaveri di chi ci ha preceduto. Un cane che si morde la coda, un uomo che inventa la bomba atomica. Ci vantiamo della nostra presunta intelligenza, delle nostre invenzioni, dei nostri viaggi sulla Luna, per poi cadere in discriminazioni razziali, in xenofobie e e in sentimenti di odio e di disapprovazione verso i nostri stessi fratelli di sangue. Perchè sarà banale continuare a ricordarlo, ma che ci piaccia o no siamo tutti essere umani. Siamo tutti sulla stessa barca, in Uganda come in Italia, negli Stati Uniti come in Iraq.

Svincoliamoci dunque dalla presunzione di possedere una verità che è quantomeno ancora sconosciuta, se non inesistente ed irraggiungibile, e remiamo insieme verso un futuro di uguaglianza e di libertà, di pace e di giustizia. Un futuro dove i diritti fondamentali della persona umana valgano per davvero, e non siano soltanto belle e tragicamente inutili parole. Un futuro dove siano il lavoro e l'economia ad essere dipendenti dall'uomo, e non il contrario. Un futuro, dove la Paura sia sostituita dal semplice buon senso, e dalla consapevolezza che non esiste rete, schema o teoria nei quali sia possibile ingabbiare la meravigliosa varietà della specie umana.

L'autore
Gabriele D'Angelo
Gabriele D'Angelo

Sono innamorato, delle parole. Dove andrebbero a finire le nostre emozioni, le riflessioni, la vita insomma, se non si potesse descriverle e renderle immortali in una poesia o in qualche riga di quaderno? Morirebbero. Come noi, come il mondo.

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