Il titolo La città nuda rimanda ad un appellativo usato per descrivere New York. Proprio quì, infatti, viene ambientato il film di Jules Dassin: con questa pellicola
il regista ha saputo infrangere i canoni del cinema classico decidendo di girare l'intero film in ambienti reali, escamotage volto ad offrire una trasparente
rappresentazione della città, attribuendo così all'intero prodotto un'affascinante impronta documentaristica.
Protagonista assoluta è la città con le sue tante storie: tra le otto milioni di storie, dice la voce fuori campo, la sceneggiatura si focalizza su una di esse in
particolare che vede al centro un omicidio ed un investigatore chiamato a risolvere il caso, come nel più tradizionale cinema noir.
Ci viene mostrata una New York indifferente a ciò che accade, una pura e semplice cornice entro la quale si dipana l'esistenza quotidiana di milioni di persone.
L'impatto realistico, che distingue la pellicola dalle altre appartenenti al genere noir, è reso possibile dall'impianto naturalistico della fotografia di William Daniels,
attento a cogliere la molteplicità e la frammentarietà degli elementi umani e non presenti nello spazio diegetico.
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