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YoungPress
Stile di vita
31 Gennaio 2015
Perché le donne invecchiano male? Tutto, subito e a qualsiasi costo: invertire la rotta

Il titolo è molto irritante, ne convengo, ma l’articolo cercherà di essere l’opposto. Il corpo di molte persone rispecchia drammaticamente le lotte interiori avvenute nella psiche, sono corpi senza più luce. Credo le donne invecchino male o comunque peggio degli uomini, ma non alludo a un problema estetico, connesso al declino del corpo. Briatore (che non è una donna!) mostra un decadimento che nemmeno i dinosauri dopo il meteorite. Tycoon, Rock stars e Dorian Gray a parte, la natura nichilista del maschio è ben nota: incidenti stradali, guerre, droghe pesanti, suicidi. Ma la donna? Quanto è cosciente della propria autodistruttività?

 

Non credo il problema sia quello esposto dall’Agenzia della salute pubblica di Barcellona (fonte), secondo il quale la combinazione tra mansioni domestiche e lavoro professionale potrebbe incidere sull’aumento del tasso di disabilità nella popolazione femminile. Il problema è, invece, all’origine, cioè perché le donne spesso accettano come ineluttabili situazioni che non lo sono?

 

Temo le donne invecchino peggio perché manca loro un’etica, cioè un atteggiamento comportamentale adeguato rispetto alle sfide della vita. Chi parla male, pensa male e vive male diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. E chi vive male, invecchia male: i disturbi alimentari, l’uso di alcol, di droga o farmaci, il gettarsi a capofitto nel lavoro, lo scambiare il sesso frenetico con la liberazione sessuale, il fare troppo sport, l’essere eccessivamente attivi, sono rimedi meccanici, sedativi della coscienza. Mettere a tacere il dissenso interiore, infatti, apre la via alle nevrosi peggiori, quelle che accettiamo come specifiche del nostro carattere. Essere nevrotici significa sfogare il malessere nella compensazione: cioè aumentare il riscaldamento, anziché chiudere gli spifferi.

 

Molte donne invecchiano peggio perché vivono intensamente, ma a un certo punto non ce la fanno più a contenere le contraddizioni con la forza di volontà: non hanno cioè costruito un sistema di valori autonomo, hanno orientato ogni sforzo verso un senso del dovere (esser figlia, lavoratrice, madre), spesso lontano dai loro effettivi bisogni. Sono più restie a cambiare rotta, a mettere in discussione il quotidiano, a stare da sole (lo dice anche Vasco) anche se solo in quello stato si capisce cosa importa davvero, hanno paura di sbagliare come se stessero sempre rischiando tutto e credono che con l’impegno si possano far quadrare qualunque cosa. In questo modo, troppe donne vivono male, scambiando il risultato (partner, stabilità, carriera, gravidanza) per l’obiettivo (star bene).

 

Se non so chi sono, ignoro cosa voglio! Scelgo, ad esempio, un partner in un momento d’incertezza esistenziale, inevitabilmente sarà una persona che compensa le mie forze mancanti: ciò porta a vampirizzare le qualità di un’altra persona, senza mai farle proprie. Così, se prediligo uno che sembra vivere senza attrito, sto entrando nel Paese dei Balocchi, luogo magnifico per carità, ma non appena è il momento di dialogare, ecco che trovo un muro d’incomprensione, trovo cioè le sue paure, le ansie nascoste dietro quell’apparente splendore. E ci sembra divenuto un perfetto asino. Lentamente quest’individuo si trasfigura, diviene un estraneo intollerabile, poiché continua ad amarci in un modo che non riconosciamo più: eppure poche ammettono di essersi sbagliate. E ci ritroviamo a postare foto estive, perché non riusciamo a scattarne di nuove in inverno.

 

La strada da percorrere è opposta: l’obiettivo è essere se stessi, cioè essere felici in sé, che equivale a dare spazio al proprio lato artistico (un’abilità che ci fa sentire pieni, anche quando nessuno ci guarda). L’arte vera, se esiste, è quell’attività che ci realizza senza il bisogno di doverla controbilanciare con una gratifica. L’arte è per questa ragione il traguardo più audace, così almeno ci insegna Picasso, che sfidò il mondo con l’assurdità del Cubismo: a dieci anni sapevo dipingere come Raffaello, tuttavia necessitai di tutta la vita per re-imparare a disegnare come un bambino.

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L'autore
S A KE
S A KE

Giardiniere, cuoco, letterato, scaldavestaglia (non per forza in quest'ordine). Segno zodiacale: Pesci ascendente Bilancia.

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