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YoungPress
Economia
05 Febbraio 2015
Rabdomanti del consumo

Con difficoltà arranco tra le vetrine dei negozi che vomitano il loro odio, ne sento l'odore sui vestiti che indosso e lo vedo nei vacui occhi della modella nella reclame dei saldi fuori stagione.
Consumatori facilmente psicolabili si affannano a svolgere il compito che l'economia ha scelto per loro: consumare. Come se ci fosse un naturale processo di mutazione del bisogno che diventa desiderio e poi necessità. Una collettiva convinzione che necessitiamo acquistare sempre cose nuove, che ci porta a stressarci, ad ammalarci se non possiamo permettercelo, ad invidiare chi ha di più e ad umiliare chi ha di meno. Lavoriamo per guadagnare soldi che spenderemo per acquistare nuovi oggetti convinti siano indispensabili, ma solo perchè fungono da surrogato del nostro cervello, che spegnendosi lentamente reputa questi come un vademecum delle sue stesse capacità.
Come rabdomanti senza requie vaghiamo nei centri commerciali alla ricerca di vestiti sempre nuovi, vestiti che aiuteranno a coprire le nudità interiori e favoriranno la ricerca di un'utopica perfezione esterna per la paura che qualcuno possa vederci dall'interno, e allora ci copriamo di costosi vestiti, macchiati del nostro ego, che la moda ci consiglia di acquistare per non apparire diverso e rischiare l'emarginazione.
Questo continuo consumo ci sta consumando l'anima e con essa il nostro pianeta. Non ci rendiamo conto che questo processo è insostenibile sotto tutti i punti di vista. Ma dove abbiamo sbagliato?

Come ci hanno insegnato nelle scuole l'economia dei materiali si basa su 5 processi fondamentali che sono: l'estrazione, la produzione, la distribuzione, il consumo e lo smaltimento. Un semplice sistema lineare. Ma bisogna considerare che un sistema lineare in un mondo finito non è sostenibile. Questo è il grave errore che non viene preso in considerazione, per il semplice motivo che se così non fosse non sarebbe economicamente conveniente.
Una delle cause più grandi di questa falla è la presenza delle multinazionali. Con gli anni quest'ultime sono diventate più potenti delle nazioni stesse e infatti su 100 economie più forti circa 51 sono multinazionali.
Partiamo dal processo di estrazione, che è un modo carino per dire distruzione di interi ecosistemi, e consumo eccessivo di risorse non rinnovabili che stiamo finendo. Negli ultimi 30 anni abbiamo consumato circa 1/3 delle risorse mondiali, per sempre. Negli Stati Uniti sono rimaste meno del 4% delle foreste originarie e il 40 % dei corsi d'acqua non sono più potabili. Gli americani rappresentano il 4% della popolazione mondiale e consumano il 30% delle risorse del pianeta e producono il 30% dei rifiuti. Se tutti consumassero come loro avremmo bisogno di 5 pianeti, ma ne abbiamo solo uno. Come risolvono questo problema? Approfittando delle risorse di altri Paesi. Solo in Amazzonia vengono abbattuti 2000 alberi al minuto e le popolazioni che da millenni abitano quelle foreste non vengono prese in considerazione in quanto non partecipando al processo economico risultano irrilevanti.
Queste risorse si spostano nella fase di produzione. Per produrre beni di consumo le materie prime vengono lavorate con sostanze tossiche che produrranno beni contaminati. In questo processo si utilizzano circa 100.000 elementi chimici sintetici di cui solo pochissimi sono stati testati per capire gli effetti dannosi sull'essere umano (un esempio è il B.F.R. usato per rendere ignifughi gli oggetti). Ovviamente queste sostanze hanno forti ripercussioni su di noi e sulla nostra alimentazione, infatti uno degli alimenti più contaminati che è in cima alla piramide alimentare è il latte materno.
Inoltre questa fase è garantita dal lavoro di quelle popolazioni che prima abitavano le foreste e che ora non avendo scelta lavorano come operai nelle grandi industrie multinazionali. Di tutte le risorse utilizzate una piccola parte viene trasformata in prodotto finito mentre il resto risulta essere sottoprodotto e cioè scarti di industria e cioè inquinamento. Se tutto ciò diventa un problema per le leggi di un Paese “sviluppato” allora le multinazionali spostano tali aziende nei Paesi poveri non tutelati da leggi anti-inquinamento.
Finita la produzione si passa alla distribuzione. Tale processo si basa sull'opera di convincimento effettuata sulle masse attraverso il mantenimento di prezzi bassi. Come è possibile? La risposta è esternalizzazione dei costi. Significa che i consumatori finali non pagano il prezzo reale del bene perchè i reali costi di produzioni vengono pagati attraverso l'inquinamento, l'aumento del cancro, la perdita di risorse e soprattutto lo sfruttamento minorile.
Ma la fase fondamentale del sistema è il consumo, senza il quale niente avrebbe senso. Alla fine delle guerre mondiali i grandi economisti mondiali (e quindi americani) dovevano permettere una ripresa economica immediata e la soluzione fu di elevare il consumismo a stile di vita, alla ricerca personale e spirituale nel consumo di beni di consumo. Come hanno fatto? Le tecniche adoperate furono: l'obsolescenza pianificata e l'obsolescenza percepita.
La prima consiste nella progettazione e produzione di beni allo scopo di renderli inutili il prima possibile per favorire il loop continuo del consumismo. E tale durata sarà comunque proporzionata alla nascita nella mente del consumatore che l'acquisto di tale bene è soddisfacente. Ma le cose non si rompono abbastanza in fretta ed è per questo che esiste l'obsolescenza percepita. Quest'ultima ci convince a buttare via beni che funzionano ancora perfettamente. Come riescono a farlo? Semplice, cambiando l'aspetto dell'oggetto in modo che se lo aveste comprato due anni fa, chiunque può dirvi che negli ultimi due anni non avete favorito al sistema e siccome dimostriamo il nostro valore su tale sistema ne soffriamo.
Le pubblicità e i media giocano un ruolo fondamentale in tale processo, perchè il loro ruolo è quello di farci sentire infelici per ciò che non abbiamo. Possediamo sempre più cose e siamo sempre più infelici. Possediamo sempre più cose ma abbiamo sempre meno tempo per goderne, abbiamo meno tempo libero ora che nelle società feudali e la principali attività che svolgiamo nel nostro tempo libero sono lo shopping e guardare la televisione. Quindi lavoriamo, torniamo a casa e guardiamo la tv, la pubblicità ci convince della nostra infelicità indotta allora andiamo al centro commerciale per comprare qualcosa che ci faccia star meglio... un loop folle.
Questo tipo di sistema provoca una grandissima quantità di rifiuti che devono essere smaltiti. Le modalità di smaltimento utilizzate consistono nel sotterrarli oppure nel peggiore dei casi nel bruciarli e sotterrarli. Bruciare i rifiuti prodotti, come detto prima, con sostanze tossiche sprigiona nell'aria sostanze super-tossiche, come la diossina che è la sostanza più tossica mai creata dall'uomo e gli inceneritori ne sono i maggiori produttori. Quindi in questo processo di smaltimento si inquina l'aria, la terra e l'acqua. Anche in questo caso per sfuggire alle leggi si esportano i rifiuti per essere smaltiti altrove. In questo processo il riciclaggio aiuta tantissimo a ridurre i danni, ma purtroppo i nostri rifiuti riciclabili sono solo la punta di un gigantesco iceberg, infatti per ogni nostro bidone di rifiuti ve ne sono circa 70 a monte per la produzione di quel singolo bidone.
È evidente di come questo sistema abbia delle lacune enormi che non vengono mostrate nelle pubblicità e non vengono insegnate nelle scuole.

È necessaria una presa di coscienza collettiva, dove ci si accontenti del giusto, dove l'economia si basi su valori umani e non su valori economici, dove si tratti la Terra come la propria casa. Siamo ospiti passeggeri su una Terra che si sta ammalando e il riscaldamento del clima ne è la prova. È la febbre. È il sintomo che abbiamo optato per la strada sbagliata, diventando macellai del futuro dei nostri figli.
Siamo la cellula tumorale di un sistema perfetto.

                                                                                                                                                                                                 Rocco

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L'autore
Rocco
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