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YoungPress
Attualità
15 Novembre 2014
Selfie? Selfie! Selfie.

"But first let me take a selfie"

Chi non conosce oggigiorno l’amato e odiato selfie. La pratica dell’autoscatto tramite smartphone, tablet o webcam che finisce per tappezzare quotidianamente le home dei nostri social network.

Il termine sembra essere nato nel 2002, quando viene scoperto per la prima volta su un forum australiano. Rare apparizioni successive poi hanno fatto la propria comparsa sulle piattaforme Flickr e MySpace.

Ma il selfie, come oggi lo conosciamo nella sua portata di massa, ha fatto il proprio ingresso trionfale solo nel 2013 lanciando un vero e proprio boom planetario, attraverso la “selfie-mania”.

Selfie di gruppo, selfie in casa, selfie con personaggi famosi, selfie provocanti o selfie divertenti. Una quantità infinità di selfie e di qualunque genere si possa immaginare.

Si parla di “Belfie” per chi si autoscatta il posteriore, altresì chiamato “lato b” (belfie= b+selfie), si parla di “Gelfie” per i più sportivi palestrati (Gelfie= gym+ selfie) o ancora di “Velfie” (video selfie) per chi non si accontenta di un semplice scatto ma preferisce un video intero.

Il selfie pare a questo punto non essere più una semplice moda, un fenomeno passeggero o la bizzarra mania dei più egocentrici. Pare essere definitivamente entrato a far parte delle nostre vite.

Lo conferma l’azione di uno dei più importanti dizionari internazionali, l’Oxford Dictionary, che nel 2013 ha deciso di inserire il termine nella propria lista di parole ufficialmente riconosciute e in uso. Dichiara infatti sul blog ufficiale Judy Pearshall, direttore editoriale: “Abbiamo notato, grazie alle nostre ricerche su circa 150 milioni di parole dell'inglese corrente, un suo uso cresciuto in modo esponenziale”.

Si è deciso così per il “selfie” come parola dello scorso anno 2013, che ha eliminato ogni dubbio nella scelta tra altri nuovi termini in voga come “twerk”, la danza lanciata da Myle Cyrus e “bitcoin”, ovvero la moneta virtuale. 

Passiamo però ora a un po’ di numeri.

Fonte: Statista. Pubblicazione del 20 Maggio 2014.

Un recente studio della Statista, il più grande portale al mondo sulle ricerche statistiche, ha stabilito, con una pubblicazione del maggio di quest’anno, che la città in cui si scattano più selfie è la capitale inglese.

Londra in pochi mesi riesce a battere la precedente classifica, pubblicata poco tempo prima sul Time, che vedeva al primo posto con un numero di 258 “selfie-takers” ogni 100 mila abitanti, Makati City e Pasing, due città delle Filippine.

Se la vecchia classifica accoglieva sul podio New York al secondo posto e Miami al terzo, ora sembra che quest’ultima sia stata surclassata da una delle più famose capitali europee, Amsterdam, mentre New York difende a denti stretti la medaglia d’argento.

Anche l’Italia ottiene punti raggiungendo un settimo posto con Roma.

A proposito di Italia, una ricerca condotta in maniera circoscritta al nostro Paese e commissionata da Samsung alla Human Highways, ha rivelato in dettaglio i numeri del selfie italiano:

29 milioni di selfie ogni mese, dunque un milione circa al giorno.

Ciò che in aggiunta è risultato dallo studio è che il 23,6% degli intervistati, pari circa a un quarto del campione preso in analisi, preferisce decisamente scattare i propri frame nella comodità delle proprie mura domestiche. Il 4,3% ha a cuore immortalarsi nel ricordo di un concerto e l’1,9% in quello di un evento sportivo. Sono le vacanze italiane invece a riscattare un certo successo, con il 22,9% degli intervistati che dichiara di dare libero sfogo al selfie durante i giorni di ferie.

In linea generale, ben il 44% degli italiani confessa di farsi una selfie almeno una volta al mese. 

“Chi sei? Chiedilo al selfie

 

Una foto può dirci tutto e niente. Può suggerire uno stato d’animo, un’emozione o un’intenzione. Possiamo trarre significati da tutto quello che riusciamo ad interpretare di un’immagine.

E chi lo avrebbe detto? Oggi un selfie può addirittura svelare la nostra personalità.

Basta visitare il sito di quiz www.blogthings.com e ricercare il test “What’s your selfie personality?” alla pagina www.blogthings.com/whatsyourselfiepersonalityquiz/.

Cinque semplici domande e il gioco è fatto. Ogni dubbio sulla nostra personalità è svelato, attraverso una sintetica descrizione che varia da selfie-taker a selfie-taker.

 

Ma veniamo ora ai profili del selfie stesso.

Non è difficile riconoscerne i diversi tipi. L’occhio critico e l’esperienza fanno la loro parte certo, ma per i meno abili viene in aiuto un utile manuale pratico sui “quindici tipi di selfie”, consultabile sul magazine online new-yorkese Complex.com :

al primo posto in ordine crescente troviamo la “Selfie Parody”, un genere spesso scattato da coloro che non hanno proprio quel che di charme. Con autocritica ci si ironizza facendo dei punti deboli il divertente contenuto della parodia di se stessi: “meglio puntare sulla simpatia”, come spesso si suol dire.

Si passa così alla “Duckface Selfie”, genere odiato dai molti, che vede sempre più spesso le ragazze scattarsi foto con le labbra propense in avanti, quasi a ricordare un botulino venuto male o il muso, da qui il nome, di una papera.

Due posizioni dopo nella lista si colloca la tragicomica “Drunk Selfie”, il fantasioso scatto degli ubriachi che si auto-immortalano nei momenti peggiori, nelle posizioni più assurde e nelle condizioni psico-motorie più problematiche.

 

 

Immagine tratta da Google, ricerca: “the worst drunk selfie”

 

Degno di nota nella lunga lista dei 15,per il sempre maggior numero di questo tipo di selfie, è sicuramente l’ironico “<I eat, therefore I am> Selfie”. Reinterpretazione del precetto cartesiano del “Io penso e quindi sono”, questo tipo di selfie vede sempre più persone inquadrarsi in compagnia di una cena raffinata o di un pranzo junk food, di una torta o di più portate in sequenza.

A proposito di connubio foto-cibo, recentemente si è diffusa una curiosa tendenza sul web, il “food porn”, che consiste nel fotografare l’estetica di una pietanza mostrando un rapporto talvolta ossessivo e pornografico tra la lo sguardo dell’occhio e i piatti che stanno per essere consumati. E’ proprio il caso di dire: “prima di tutto si mangia con gli occhi”.

 

 Se ti scatti troppi selfie sei malato”

Nel marzo di quest’anno dilagava sui social la notizia di un nuovo disturbo mentale scoperto dall’APA, o più precisamente American Psychological Association.

Secondo questa pubblicazione chi era solito scattare molti selfie soffriva di un disturbo psicologico chiamato “Selfite”.

Veniva spiegato come questa malattia fosse la inevitabile conseguenza di una grave mancanza di autostima e si manifestasse sotto forma di ossessione compulsiva.

La notizia ben presto cominciò a fare il giro del web in tutti i paesi. In pochi si resero conto del fatto che si trattava semplicemente di una “fake news”.

Inutile dire che in molti rimasero coinvolti, vittime di mala informazione più che di selfite.

La fonte della notizia risaliva infatti al “The Adobo Chronicles”, un sito che sulla propria pagina si descrive come “The Best source of Unbelievable News”. Se si visita la sezione di presentazione si scopre chiaramente che si tratta di una pagina che pone al centro di se stessa la più fantasiosa dell'espressioni della scrittura creativa, si dichiara infatti  -“We abide by the highest standards of creative writing and intend to make this site as respectable as possible to the extent allowed by our fertile mind- .

Risulta ovvio che non tutti conoscessero il sito, ma è vero anche che la notizia suggerisse qualche campanello d’allarme che poteva mettere in dubbio la veridicità della fonte.

Veniva infatti riportato che -“..The APA made this classification during its annual board of directors meeting in Chicago”- l’associazione avesse sviluppato questa nuova classificazione nel corso dell’annuale consiglio di amministrazione presso Chicago.

Menti critiche avrebbero potuto interpretare questo elemento e riflettere sull’impossibilità di una così spiccia pratica burocratica. E’ alquanto improbabile pensare che una riunione di amministrazione possa avere il potere di stabilire, con una semplice riunione, un nuovo tipo di disturbo ex novo.

Eppure basta scrivere in un qualsiasi motore di ricerca “Ti fai troppi selfie?” che alla frase si accompagna automaticamente la continuazione “.. Hai un disturbo mentale”. Sono infatti tante le pagine che riportano ancora questa notizia.

 

Quando il selfie diventa mortale” 

Il selfie è sicuramente un argomento leggero, divertente e spassoso. Ma come tutte le cose, non manca di mostrare l’altra faccia della medaglia.

Per quanto assurdo possa sembrare, il selfie ha mietuto molte vittime, in primis al volante.

Secondo i dati pubblicati dal Daily Mail negli Stati Uniti, sono stati 3.331 i morti alla guida nel 2011.

Per rendersi conto del legame selfie e volante basta semplicemente aprire Facebook e soprattutto Instagram, per ritrovarsi di fronte ad una serie infinita di selfie-tag come #drivinghome, circa 50.000 secondo quanto riporta www.italia24ore.it , #drivingtowork (9000) o #drivingselfie (3500).

Una ricerca condotta dalla Ford su 7.300 giovani a livello europeo di età compresa tra i 18 e 24 anni, ha stabilito che 1 ragazzo su 4 è solito scattarsi foto mentre guida al volante. Per gli italiani la media sembra essere leggermente più bassa con 1 su 5.

Non è solo la guida però a essere pericolosa con uno smartphone in mano.

L’11 agosto giungeva una notizia dal Portogallo: due polacchi sarebbero precipitati dalla scogliera Capo da Roca mentre cercavano di scattarsi una foto insieme ai loro due bambini di 5 e 6 anni.  Con 80 metri di altezza di volo, purtroppo non c'è stato nulla da fare per le due vittime.

Un'altra notizia risale al maggio scorso dal Brasile. Un ragazzo di 26 anni si trovava allo stadio, a fine partita, immerso tra gli scontri degli ultras. Non era neppure un tifoso delle due squadre. Si trovava infatti in una delle curve ospite per scattarsi un selfie “clandestino”, una moda tra i giovani brasiliani per immortalarsi tra le curve delle squadre nemiche.

Una bravata innocente che costò caro al 26enne che rimase vittima di un wc improvvisamente lanciato sulla sua testa dalla folla. Nel suo zaino gli inquirenti trovarono la fotocamera contenente la selfie testimone degli ultimi momenti del ragazzo. 

 

 

 

 

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