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YoungPress
Attualità
17 Febbraio 2015
La Dignità del saper dire «Non Lo So».

Ho sempre avuto un certo interesse per le vicende d’attualità e per il mondo della politica, fin da quando ero uno scolaretto delle medie. Ho sempre pensato (e lo penso tuttora) che fosse il dovere di ogni cittadino prendere una propria, ferma posizione in merito ai fatti e alle questioni del nostro tempo. Ovviamente questo valeva anche per il sottoscritto. Di conseguenza, ad un certo punto si generò in me una segretissima stizza, non tanto verso coloro che non la pensavano come me, ma verso chi non si esprimeva mai, chi si limitava, di fronte ai problemi, ad alzare le spallucce, vuoi per ignoranza, o per disinteresse. Se poi queste persone, questi ignavi, non mi si mostravano di fronte in carne ed ossa, ma, per esempio, dietro lo schermo della televisione o del computer, tale mio fastidio si tramutava quasi in disprezzo. In particolare, mi soffermavo spesso a leggere i vari sondaggi d’opinione che trovavo nelle riviste e sul web, squadrando continuamente le percentuali di coloro che, di fronte alla domanda proposta dal sondaggista, si limitavano a rispondere con un irritantissimo «non lo so»:

- Ma come «non lo so»?! Ma come si fa a non avere una opinione su una cosa così importante?! -

Al pari di moltissime altre persone, ho sempre creduto in quella creatura mitologica contemporanea, l’italiano medio, la cui esistenza permette ad ognuno di noi di alzarci dal letto ogni mattina e di convincerci, davanti allo specchio, di quanto gli altri siano messi tanto peggio di noi. Ecco, per me l’italiano medio per eccellenza era l’ignavo, il cui motto “non lo so” era diventato per me un sinonimo d’ignoranza e d’inutilità. Solo successivamente realizzai che, magari, ero io il vero ignorante. Spontaneamente, ad un certo punto, mi domandai:

- Ma se costoro «non sanno», allora posso io dire di «sapere»?-

Cosa veramente c’era dietro alle mie certezze, alle mie risposte pronte e alle mie frasi fatte? Lunghi ragionamenti? Approfondite conoscenze sui vari argomenti? Ovviamente no. La verità è che queste mie convinzioni non erano nient’altro che il frutto di puro e semplice conformismo, sia positivo che negativo (l’altrimenti detto «anti-conformismo»). In altre parole, i miei pareri si erano formati da giudizi di altre persone (familiari, amici ed insegnanti, ma anche giornalisti, opinionisti, politici…), che forse ne sapevano quanto me (o magari anche meno). In fondo, come potrebbe mai un giovane studente (neanche troppo sveglio) come me, dare sentenze su argomenti complicati come la politica, l’economia o la scienza?

A questo punto, qual era la reale differenza fra me e uno di quelli del «non lo so»? Che quest’ultimi avevano avuto la dignità di ammettere la propria ignoranza, mentre io, al posto loro, avrei sparato una risposta praticamente senza pensarci su, basandomi sui i miei preconcetti e i miei pregiudizi.

Insomma, che cosa voglio dire con questo pippone d'articolo? Quello che sicuramente non voglio è trasmettere un messaggio di umiltà (anche se un po’ di modestia non può far che bene), né tantomeno una visione scettica verso ogni forma di impegno politico. Quello che invece voglio, o almeno (volo più in basso) vorrei, è molto semplice: vorrei che certe persone si assumessero una maggiore responsabilità su quello che professano e scrivono, ogni santo giorno, sui vari social network. Vorrei che queste persone, prima di insultare chi non la pensa come loro, prima di dividere semplicisticamente l’umanità in due sole categorie (buoni/cattivi, onesti/ladri, intelligenti/stupidi…), facessero un esame di coscienza su stesse, invece che sugli altri, e che contassero fino a dieci, cento, mille, prima di postare la prima bestialità che gli viene in mente (perché anche il più banale dei commenti può avere le sue conseguenze). Vorrei che il diritto (e il dovere) dei cittadini di dare il proprio consenso, a qualsiasi partito o movimento, non si rivelasse come una semplice scelta di bandiera, né che degenerasse nel peggiore dei fanatismi; vorrei che non fossero gli stessi politici ad istigare queste tendenze. Vorrei che si formasse nella mente degli italiani un sano e libero spirito critico, da non intendere come atteggiamento «polemico» nei confronti di tutto e di tutti, ma come analisi razionale dei limiti (e delle possibilità) di ogni cosa, eliminando dal principio qualsiasi pregiudizio… ma forse ora chiedo troppo.

 

L'autore
Paolo Carlo Cereda
Paolo Carlo Cereda

Studente di Scienze Umanistiche per la Comunicazione, sono appassionato di musica, di politica, di social network e di Salvatore Aranzulla. Sogno di cantare, ma sono stonato.

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