Chi negli ultimi giorni ha prestato attenzione agli organi d’informazione avrà avuto modo di apprendere delle controverse vicende registratesi all’interno di alcune strutture ospedaliere siciliane. Il bilancio finale può, indubbiamente, definirsi tragico e a farne le spese sono state, purtroppo, giovanissime vite: la piccola Nicole, neonata di Siracusa deceduta a seguito di complicazioni post-partum, e Daniel, di appena 23 mesi, morto a Trapani in circostanze ancora non del tutto chiare.
In entrambi i casi, tuttavia, sembra riduttivo imputare i nefasti accadimenti a casualità o a forze maggiori: il filo conduttore cui sono legate entrambe le vicende sembrerebbe far pensare ad un eclatante caso di malasanità pubblica.
Il fatto ha, evidentemente, destato enorme scalpore e condotto, ancora una volta, la sanità siciliana ad una triste ribalta nazionale. Infatti, se nel primo caso l’assenza di posti letto e di attrezzature adeguate in ben tre differenti ospedali ha inesorabilmente segnato il destino della piccola Nicole, morta a causa di una crisi respiratoria durante il vano tentativo di reperire una struttura che potesse agire d’urgenza, allo stesso modo deve parlarsi di altrettanta disorganizzazione nonché d’imperizia nel caso di Daniel, per giorni tenuto sotto osservazione dai medici che, come dichiarato dal padre, «continuavano a fornire rassicurazioni e a somministrare tachipirina» scambiando per una banale influenza quella che sembrerebbe essere stata una meningite costata la vita al bambino.
Ma la settimana horribilis della sanità siciliana non è terminata con le morti di cui sopra; a completare lo scenario, tramutando gli elementi che compongono un quadro tragico e rendendolo più simile ad una farsa, si apprende della vicenda del direttore della centrale operativa del 118 della Regione Sicilia, Gaetano Marchese, che, colto da un improvviso malore, è stato soccorso da un elicottero del 118 decollato da Palermo e giunto ad Alghero, in Sardegna, per recuperare lo sfortunato direttore e trasportarlo quindi presso l’ISMETT di Palermo dove, infine, è stato sottoposto ad un intervento cardiochirurgico.
Precisando che siamo ben lieti di apprendere che l’interessato abbia fortunatamente evitato tragiche conseguenze, non possiamo che strabuzzare gli occhi dinanzi ad una vicenda che ha dell’incredibile. Il viaggio trans insulare, infatti, appare abnorme e stride ancor di più con la contestuale morte dei due bambini, dato anche il fatto che non si ben capisce quali priorità possa avere la vita di un dirigente rispetto a quella di un altro comune cittadino.
L'episodio (che non rappresenta, oltretutto, un caso sporadico dal momento che i magistrati palermitani starebbero investigando in merito ad altri casi di trasporti “sospetti” in elisoccorso) sarebbe forse passato nell’indifferenza se solo la morte dei due bambini non lo avesse imposto all’attenzione mediatica.
Premettendo che il diretto interessato ha inteso precisare che i voli dell’elisoccorso siciliano al di fuori dal territorio sono previsti dall’appalto redatto dall’assessorato alla Salute, l’indignazione dei cittadini appare più che fondata a fronte del privilegio e dell’arroganza con cui i pochi pretendono financo di spartirsi quanto più di prezioso possa esserci al mondo, e cioè il diritto alla vita e alla salute, in spregio alle più elementari regole di convivenza civile.
D’altro canto, è da rilevare che le decisioni sugli spostamenti del velivolo e della relativa equipe di servizio sono adottate dalla sala operativa del 118 di cui lo stesso Marchese è direttore. Pertanto, il punto controverso non risiede tanto nella legittimità del servizio, quanto invece nella provenienza della decisione sul trasporto in elicottero.
Ovviamente spetterà alle autorità preposte verificare le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti in una vicenda che, ove fossero confermate le indiscrezioni che rimbalzano sugli organi di stampa, parrebbe essere riconducibile all’interno di un conflitto d’interessi o, peggio, di un abuso di potere da parte del Marchese. Non rimane che domandarsi, infatti, se tale facoltà di scelta sarebbe stata concessa, a parità di situazione, ad un comune cittadino.
Al momento ad emergere è la solita e odiosa prepotenza di coloro i quali esercitano in maniera distorta un potere al servizio, non già del prossimo – come dovrebbe senz’altro essere all’interno di una nazione che si definisce “civile” - bensì ad uso e consumo personale e, magari, a discapito proprio di quegli individui che meriterebbero eguale tutela.
E, ancora una volta, non possono nemmeno trascurarsi le pesanti colpe della classe politica regionale la quale sembra essere impotente innanzi ad episodi del genere e non solo per i continui tagli alla spesa a discapito di un servizio pubblico sempre più scadente, ma perché appare sopraffatta, non senza una certa responsabilità e talvolta connivenza, dalla pletora di dirigenti sanitari che, forti del potere concessogli dalle leggi, lo esercitano secondo regole di discrezionalità che spesso orbitano attorno a logiche affaristico-clientelari che hanno ben poco a che vedere con i nobilissimi scopi a cui la sanità dovrebbe protendere (non va dimenticato, infatti, che le nomine dirigenziali sono di regola squisitamente politiche e, non di rado, a discapito della competenza e professionalità invece richiesta per ruoli così delicati).
E se le annunciate e poi immediatamente ritirate dimissioni dell’Assessore alla sanità della Regione Sicilia, Lucia Borsellino, continuano ad alimentare questa pantomima infinita, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha intanto inviato gli ispettori per far luce su casi da cui provengono «segnali preoccupanti per quanto riguarda l’applicazione dei livelli essenziali di assistenza e dei protocolli di programmazione».
Tuttavia, sebbene le ispezioni siano indubbiamente utili per l’accertamento delle responsabilità del personale sanitario coinvolto, esse sembrano difficilmente in grado di affrontare il nodo cruciale che emerge dai casi in questione. Quello che appare chiaro è che ci troviamo in presenza di un intero sistema sanitario sull’orlo del collasso e che andrebbe ripensato ex novo, in favore della riaffermazione di un servizio in grado di garantire nella sua interezza quel diritto alla salute dei cittadini che si pone come valore essenziale della Carta Costituzionale.
Forse ripensare questo sistema potrebbe essere anche un modo anche per rendere giustizia a Nicole e Daniel e tutti gli innocenti rimasti vittime della sanità siciliana.