21 marzo: Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.
Ogni anno, il primo giorno di primavera, Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, celebra il ricordo di tutte le vittime di mafia attraverso il progetto Libera Memoria.Ogni anno, purtroppo, l’elenco dei nomi, già orribilmente lungo, aumenta. Nel 2014, tre persone hanno raggiunto la schiera di coloro che durante la loro vita hanno incontrato la mafia. L’hanno incontrata e si sono opposti. Non si sono fatti da parte, e proprio per questo, come ostacoli fastidiosi da rimuovere, sono stati eliminati. Quest’anno la XX edizione di questo evento si tiene a Bologna, dove oltre alle vittime di mafia vengono con l’occasione ricordati anche i morti causati dalla strage avvenuta alla stazione di Bologna nel 1980, a causa di un atto terroristico, e quelli, sempre del 1980, causati dalla strage di Ustica, a seguito di un disastro aereo. “La verità illumina la giustizia”, così recita lo slogan di questo 21 novembre. Ad oggi, verità e giustizia sono negate ancora al 70% delle vittime di mafia.
In occasione di questa giornata molte scuole seguono un progetto, sempre ideato da Libera, ovvero Le scuole adottano una vittima di mafia, attraverso il quale i ragazzi si informano e raccolgono materiale a proposito di una persona da loro scelta, deceduta appunto a causa della mafia, con lo scopo di mantenerne sempre viva la memoria. Traendo spunto da questa iniziativa, anche io oggi voglio ricordare una vittima.
Rita Atria non aveva ancora 18 anni quando la mafia se l’è portata via. Rita potrebbe apparire una vittima un po’particolare, in quanto non è stata uccisa direttamente dalla mafia, ma ha perso comunque la vita a causa di essa. Era il 1992 quando Rita Atria si lanciò nel vuoto, buttandosi dal balcone del settimo piano. Rita faceva parte di una famiglia mafiosa di Partanna, e, proprio a causa dei traffici in cui erano immischiati, perse prima il padre e poi il fratello, Niccolò, col quale era molto in confidenza e che le aveva fatto molte confessioni sulle dinamiche mafiose. Alla morte di Niccolò, la moglie, nonché cognata di Rita, Piera Aiello, si recò dalla polizia, iniziando così una collaborazione e denunciando gli assassini. Rita decise perciò di seguire il suo esempio e ricercò nella magistratura qualcuno che potesse rendere giustizia di quegli omicidi. Paolo Borsellino fu colui che per primo ascoltò il suo racconto, e al quale Rita si legò tantissimo, fino a considerarlo un altro padre. Grazie alla sua testimonianza e a quella della cognata, si riuscirono ad arrestare diverse persone. La notizia della strage di via D’Amelio sconvolse Rita, che si trovò così a perdere un padre per la seconda volta. A distanza di una settimana dalla morte di Borsellino, Rita si tolse la vita, lanciandosi dal palazzo in cui abitava a Roma, nascondendosi dalla mafia. Dopo la sua morte, la madre, che già l’aveva ripudiata per aver tradito l’onore della famiglia, ecco, proprio la madre, distrusse la sua lapide a martellate.
Sono venuta a conoscenza della vicenda di Rita quando avevo all’incirca l’età che aveva lei nel momento in cui perse la vita. La sua storia mi ha profondamente scosso e, tra le tante vittime di mafia ho scelto proprio questa in quanto è ignorata da molti, e sperando di poter ottenere nei lettori lo stesso effetto che ha avuto su di me. Davanti a certe situazioni, a certi eventi non si può restare indifferenti, ma dobbiamo innanzi tutto prenderne coscienza e poi agire di conseguenza. Molte di queste vittime, soprattutto quelle più conosciute, vengono, anche giustamente, ricordate come eroi: Falcone, Borsellino, Don Pino Puglisi. E, come loro, tanti altri. Molte altre vittime erano soltanto cittadini comuni, ma anche loro meritano un riconoscimento speciale. Tutti hanno il diritto di essere riconosciuti come eroi, ed intendendo con questo non persone che abbiano compiuto imprese eccezionali, ma semplicemente persone che hanno fatto, nel corso della loro vita, il proprio dovere. Persone che hanno agito secondo coscienza, che hanno saputo dire di no quando era opportuno.
“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare, forse, se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.” Così diceva Rita Atria, “ognuno di noi”. Perché se ognuno di noi facesse il proprio dovere, a partire dalle piccole cose di ogni giorno, se ognuno non scaricasse sull’altro le proprie responsabilità, ma si mettesse in gioco in prima persona, smettendola di dire “non mi importa”, e dicendo per una volta invece “I care”, come insegnava Don Milani ai ragazzi di Barbiana, ecco, allora il mondo non avrebbe più bisogno di eroi.
“La memoria deve diventare impegno, non parole di circostanza”, ha detto Don Ciotti, fondatore di Libera. Impegno, non solo nel ricordare queste persone scomparse, ma impegno nel far sì che con il nostro agire di ogni giorno, con le nostre esistenze, non si renda vano il loro sacrificio. Libera fornisce un elenco delle persone da non dimenticare, a partire dal 1980: impegno è fare in modo che un giorno si arrivi ad una data, sotto la quale non compaia più alcun nome.
Nomi da non dimenticare
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/87
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