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YoungPress
Attualità
16 Marzo 2015
Quale evoluzione?
Utilizzerò il termine "evoluzione" riferendomi qui al suo senso più astratto: quello etico. 
Più astratto e più sottovalutato
Eppure, se si volesse dare una spiegazione soddisfacente di ciò che, in teoria, rende tale l'"essere umano evoluto", l'affinamento della coscienza é (o dovrebbe essere) considerata una caratteristica tanto fondamentale quanto lo sono i cambiamenti fisici che lo hanno interessato e le abilità pratiche che ha acquisito.
Sfortunatamente la coscienza, in una società deviata come quella odierna, sta diventando una parola sempre più vuota e insignificante, o meglio: sempre più viene svuotata del suo significato. 
Non solo la si trascura, questa poveraccia d'una vocina interiore (me la immagino vagare, piccola e disperata, nella testa di molti come quella particella di sodio della pubblicità dell'acqua), ma si storce pure il naso a sentirne parlare, perché la gente "ha ben altro a cui pensare, soprattutto in questi tempi di crisi!". 
É pur vero che schiere di filosofi, artisti ed intellettuali hanno regalato al genere umano, nel corso della storia, insegnamenti che hanno contribuito ad innalzarne i pensieri, ma é anche vero che tali insegnamenti hanno sempre interessato un numero marginale di individui, insufficiente per cambiare la mentalità generale. Ora, tralasciando al momento cause di forza maggiore quali povertà, guerre o dittature, che impediscono o monopolizzano l'accesso all'informazione e giustificano quindi una certa ignoranza, un'abbondante fetta della popolazione mondiale ha oggi la possibilità di documentarsi in maniera più che discreta. Con l'avvento di internet, poi, e di tutte le opportunità annesse e connesse, non ci sono proprio più scuse.
Internet: che strumento meraviglioso! Ci dà il privilegio di poter accedere a nozioni che vanno ben al di là di ciò che ci viene insegnato a scuola. Di poterlo fare comodamente da casa, tutte le volte che vogliamo e in maniera immediata. Di poter consultare più fonti, di poter trovare materiale che non vedremmo mai diffuso dai media tradizionali e, ultimo ma non ultimo, di poter fare tutto ciò ad un costo esiguo. 
Certo, naturalmente bisogna imparare ad utilizzarlo in modo da sviluppare una capacità critica in grado di filtrarne i contenuti, ma resta il fatto che il web si rivela essere uno strumento oltremodo potente.
Detto così sembra favoloso, no? E tuttavia tutti noi sappiamo il navigatore medio lo utilizza più (per non dire principalmente) come svago che non come mezzo istruttivo, tant'é che le statistiche rivelano che i siti più visitati sono - che sorpresona! - quelli pornografici.
Io credo che questo banale esempio possa rappresentare l'emblema dell'attuale grado di evoluzione - eticamente connotata, lo specifico ancora una volta - della collettività umana. 
In parole povere: di strada da fare ne abbiamo e ne abbiamo più di quanta crediamo
Il mondo e quasi chiunque al mondo ce ne danno prova ogni giorno, ovunque: non siamo che schiavi ubbidienti dei nostri istinti. 
Piuttosto umiliante a dirsi, ma é così: l'essere umano medio é una bestiola il cui obiettivo principale, consciamente o inconsciamente, é la soddisfazione degli impulsi primari del corpo. 
La maggior parte di noi non é quasi nulla di più. 
Non fraintendetemi: non voglio, con questo post, incitare all'eremitaggio, né voglio spronare a compiere chissà quale pratica ascetica. Non ha senso disquisire a proposito di meccanisminecessari, me ne rendo conto: é naturale averli ed é naturale volerli appagare. E fin qui siamo tutti d'accordo.
Per arrivare al punto, però, devo per forza fare un altro paio di ragionamenti.
 
Da piccola, alle scuole elementari, quando la maestra - che in quel periodo ci stava insegnando i nomi degli animali - ci rivelò che anche l'essere umano faceva parte della categoria, ne rimanemmo tutti abbastanza sconvolti. Ingenuamente e sinceramente. Un po' per ignoranza, naturalmente (non avremmo avuto più di sette anni), un po', come avrei scoperto in futuro, per la naturale tendenza umana a considerarsi un gradino al di sopra degli altri esseri. 
Tale tendenza é insita in noi fin da piccoli, infatti era insita in me a sette anni senza che nessuno me l'avesse insegnata. 
Almeno non direttamente
Indirettamente, invece, c'era chi aveva provveduto ad educarmi a pensarlo come se fosse una tale ovvietà che anche un bambino avrebbe saputo arrivarci. 
"L'uomo, un animale?", mi chiedevo a sette anni, "Com'é possibile? Sì, siamo più simili ad un cane che a un albero, se proprio dobbiamo scegliere, ma noi non siamo assolutamente come i cani! Noi siamo intelligenti: parliamo, scriviamo, ci vestiamo, viviamo nelle case e gli altri animali li mangiamo! Quindi non si può dire che siamo proprio animali!". Insomma, qualcosa di altro, di diverso, di nobile -"questo siamo!", mi dicevo - anche se non riuscivo a spiegarmi che cosaesattamente pensavo che fossimo.  
É sorprendente rendermi conto, a distanza di anni, che proprio i motivi che io da bambina ponevo atti a giustificare tale superiorità, e che ora mi sembrano tutto sommato un po' miseri, sono in realtà i principali per cui la maggior parte della gente realmente si crede l'opera ultima,il capolavoro del creato. 
Bastano tuttavia le sopracitate abilità sole, seppur notevoli ed indici di un'intelligenza certamente unica, a giustificare l'arrogante sicurezza di essere migliori e, soprattutto, il diritto di imporre il nostro dominio su tutto ciò che ci circonda? 
Si noti che la me stessa di sette anni non fece alcun riferimento a questioni astratte quali la coscienza o il ragionamento filosofico: ciò accadde semplicemente perché non avevo ancora idea di che cosa fossero, non perché i bambini non siano in grado di pensare in termini filosofici. Anzi, in alcune circostanze essi sono in grado di pensare ben più saggiamente degli adulti: ne sono prova la loro peculiare curiosità, il loro stupore di fronte ai fenomeni più comuni e l'innata assenza di discriminazione verso ciò che appare loro diverso. 
É infatti noto che numerosi pensatori abbiano elogiato la spontaneità infantile e che l'abbiano addirittura posta quale requisito fondamentale per chi volesse creare opere d'arte o avvicinarsi alla saggezza. 
Queste incantevoli caratteristiche, tuttavia, tendono a sparire man mano che il bambino protrae la sua esistenza nel mondo, ovvero man mano che gli insegnamenti degli adulti permeano la sua mente, radicandovisi infine in maniera permanente. 
Gli adulti cui mi riferisco non sono, però, soltanto i genitori, bensì gli adulti del mondo intero, che riescono ad entrare in casa del piccolo attraverso il più popolare fra i mezzi di comunicazione: la televisione. 
Un mezzo completamente diverso dal primo che ho citato, ovvero da internet: più subdolo perché l'informazione che propone é unilaterale, ben più influente perché, appunto, la televisione resta la regina degli strumenti utilizzati per rimanere in contatto col mondo. É ormai palese che la situazione dei telegiornali - almeno in Italia - sia però talmente disastrosa da risultare addirittura imbarazzante: la visione che ha del mondo il cittadino medio é di conseguenza non solo gravemente distorta, ma anche limitata all'estremo. 
Sfortunatamente per i genitori, quindi, non serve a niente impedire al figlioletto di guardare cartoni animali violenti o di divertirsi con i videogiochi di guerra. Il problema non sta lì. 
Dovrebbero stare attenti proprio loro, gli adulti, a ciò che guardano e a come si informano, perché sono loro che hanno il compito di istruite i membri della società di domani. E se vanno avanti così é facile che non sia destinata ad essere tanto diversa da quella violenta, menefreghista e discriminatoria di oggi. 
Mi sono riferita ai mezzi di comunicazione di massa, qualche riga sopra, per dire che "ci fu qualcuno che aveva indirettamente provveduto ad educarmi" che l'essere umano fosse superiore a tutto e a tutti, ma voglio porre l'accento anche su questo: essi non sono sempre stati parte integrante della vita quotidiana. Senza andare a ripescare epoche troppo remote in cui l'informazione capillare era difficoltosa per ovvi motivi, mi rifarò al tempo in cui hanno vissuto i miei genitori, giusto perché ho tirato in causa anche le dittature.
I miei genitori hanno vissuto sotto la dittatura comunista di Ceausescu, in Romania. Ho scritto che situazioni simili comportano inevitabilmente una certa ignoranza, che - chiariamoci - non intendo in senso dispregiativo ma nel senso di ignorare, cioè di non sapere.
Ad ogni modo erano all'epoca contadini e, onestamente, dubito abbiano avuto il tempo di interrogarsi in merito a questioni filosofiche o che abbiano anche solo sentito l'esigenza di farlo. Ciò nonostante, anche essi non ebbero mai il minimo dubbio in merito alla superiorità della propria specie: infatti se qualcuno avesse chiesto loro chi pensavano fosse l'essere migliore sulla terra non avrebbero esitato un minuto a rispondere "l'essere umano!".
Il punto a cui voglio arrivare é che la presunzione di essere superiori non dipende dal ceto sociale, dal grado di istruzione o da un ragionamento in merito. 
Non dipende nemmeno dalla televisione o dalla religione, che si limitano rispettivamente ad amplificarla e a giustificarla. 
Tutti gli esseri umani sono a questo proposito semplicemente concordi (nell'"Insostenibile Leggerezza dell'Essere",  scrivendo di un argomento simile, Milan Kundera utilizza l'espressione "fraternamente concordi anche nonostante le guerre più sanguinose", che forse é più appropriata).
Ora, questa presunzione si chiama specismo ed é radicata in noi perché ci troviamo in cima alla catena alimentare. 
Attenzione: al di là delle definizioni che ne danno i dizionari, "specismo" non é semplicemente affermare che l'essere umano sia la creatura intellettualmente più evoluta - ciò é ovvio e non necessita di essere dibattuto - e non si limita nemmeno a sostenere che l'uomo debba godere di maggiori diritti rispetto alle altre creature - ciò é una logica conseguenza del suo essere in cima alla catena alimentare. 
La vera definizione dello specismo sta nelle conseguenze pratiche che comporta e che dalla sua definizione tradizionale non sono deducibili. Conseguenze che hanno oggi una portata enorme perché enorme é stato - e continua ad essere - il progresso della tecnica che permette il dominio umano. Per questo motivo, lo specismo finisce per identificarsi con il totale assoggettamento delle altre creature viventi all'ingordigia e all'egoismo umani. 
Provate a smentirmi. 
 
Ma che cosa c'entrano in mezzi di comunicazione di massa con lo specismo? In parte l'ho già accennato: esasperano una tendenza naturale fino a farla diventare malsana. Cosi, invece di intendere la propria superiorità intellettuale come una condizione che dà loro il privilegio di innalzarsi a custodi della natura e degli altri animali, le creature umane la impugnano come un'arma attraverso la quale appropriarsene.
E se ho fatto intendere quanto trovi sbagliato un simile atteggiamento, voglio ora spiegare perché reputo erronea anche la convinzione stessa di essere tanto più speciali.
Partiamo allora dal presupposto che i mezzi di comunicazione odierni fanno parte di un fenomeno più generale, la globalizzazione. All'interno di essa - quali suoi strumenti - si occupano appunto, da una parte, di alimentare l'ego dei consumatori, illudendoli di essere i protagonisti sul palco del mondo, dall'altra si ingegnano affinché questi non sospettino mai non essere considerati con premura tanto maggiore rispetto a quella con cui vengono considerati dall'uomo gli animali di cui si deve servire. 
Come ci riescono? Mettendo a disposizione dei prodotti, molti dei quali squisitamente inutili, che impegnino gran parte delle energie dell'essere umano mediamente agiato per essere ottenuti e che le impegnino in modo costante, in modo che egli diventi talmente assuefatto dall'accumulo fine a se stesso che, se anche dovesse scoprire che dietro alla produzione di ciò che utilizza si nascondono sfruttamento e sofferenza, non gli importerebbe che apparentemente - per conservare la faccia, si sà - e continuerebbe comunque a consumare come ha sempre fatto.
Oltre ad alimentarne l'ego, tuttavia, l'altra mossa piuttosto efficace che i mezzi di comunicazione compiono al fine di rimbecillire l'ignara creatura umana é quella di stimolarne costantemente gli istinti. 
L'Essere Capolavoro del pianeta Terra, il Glorioso frutto dell'Evoluzione, infatti, é più facilmente propenso a sbavare davanti ad uno schermo nel quale viene inquadrato il culo di una velina, piuttosto che a leggere trattati di filosofia. Allo stesso modo, Egli fa più volentieri la fila in un McDonald, piuttosto che dal fruttivendolo. 
Ed ecco che il concetto di prodotto, di merce, trascende l'inanimato e si estende, in questo caso, alle donne e agli animali, strumenti attraverso cui l'uomo soddisfa un istinto che é ormai diventato fine a se stesso, dal momento che le veline che vede in tv non le può avere e l'hamburger di cui si ciba non serve a nutrirlo. 
Infine, il suo stesso istinto non é che lo strumento per mezzo del quale capitalisti e grandi impresari soddisfano la loro voglia di far quattrini sonanti.
Ecco cosa é tragico: che il protagonista in piedi al centro del palco del mondo si scopra non essere altro che un'inconsapevole marionetta. 
Ed ecco cosa é ancora più tragico: se una telecamera, che riprende la scena nel suo insieme, si dovesse avvicinare fino ad inquadrare il viso del fantoccio, lo vedremmo sorridente, ebbro del suo apparente trionfo.
Non é dunque difficile immaginare come, all'interno di questo contesto, prosperino quasi indisturbati quegli atroci retroscena che sono gli allevamenti intensivi, gli incontrollati disboscamenti, l'inquinamento delle terre, delle acque e dell'atmosfera, la discriminazione delle minoranze, le guerre permanenti, le violenze nei confronti delle donne e la miseria nella quale sono costretti gli esseri umani "di serie C" in molteplici zone della terra (se poniamo A, B e C a rappresentare in modo provocatorio la libertà d'azione sul palcoscenico del mondo, il fantoccio é un essere umano "di serie B" che pensa di essere "di serie A", mentre é solo il manovratore a poter essere indicato con la prima lettera dell'alfabeto).
Intendiamoci: tutte queste realtà non sono causate dai mezzi di comunicazione. Sono sempre esistite, seppur in forme ed intensità diverse da quelle odierne. Queste realtà sono minimizzate, occultate, distorte o ignorate dai mezzi di comunicazione e perciò da essi incentivate.
Ecco il punto: tutte le azioni di cui ho finora scritto sono compiute da esseri umani convinti di possedere un'intelligenza sopraffina, o almeno di possederne più delle altre specie. 
Quale intelligenza, dico io? Non si può nemmeno dire che l'abbiamo ma l'usiamo male, quest'intelligenza, perché l'averla comporterebbe per forza l'usarla decentemente. 
A nessun altro animale verrebbe in mente, pur nonostante il suo più limitato sviluppo cerebrale, di distruggere la terra che lo ospita e che gli dà da mangiare. Semplicemente non é logico.
Da una parte ci sono gli esseri umani schiavi dei propri istinti, quelli che individuano come unica ragione di vita l'appagamento di ciò che dice loro la pancia; si preoccupano unicamente di ciò che accade all'interno del proprio orticello e non vogliono sapere niente che turbi la loro pace all'interno di questo. 
Questi sono gli individui per cui, nei paesi più poveri del mondo, milioni di lavoratori vengono impiegati come schiavi al fine di poter creare magliettine a poco prezzo che possano esser vendute durante "allegre" giornate di shopping.
Questi sono gli individui per cui ogni anno cinquantotto miliardi di animali terrestri vengono costretti a una vita di tormenti in gabbie in cui non riescono nemmeno a girarsi e poi vengono barbaramente uccisi, in alcuni casi ancora senzienti, solo per finire come ingredienti di qualche piatto e compiacere il palato del suddetto.
Naturalmente può succedere che essi vengano a sapere, magari da qualche voce fuori dal coro, delle atrocità che finanziano, ma sono troppo pigri, troppo insensibili e troppo affezionati alle proprie abitudini per avere voglia di orientare la proprie scelte in senso più etico. Tuttavia hanno anche bisogno di convincersi di essere delle brave persone ed é per questo che capita spesso che essi si irritino oltremodo quando si tenta di scalfire il muro d'ipocrisia dietro al quale si nascondono.
Dall'altra parte ci sono quelli che, grazie alla loro posizione, hanno il potere di dirigere gli avvenimenti del mondo, ma, sfortunatamente, ad essi del mondo non frega un'emerita mazza e perciò abusano delle sue risorse e dei suoi abitanti umani e non unicamente allo scopo di arricchirsi. L'ego di questi individui é sconfinato, infinitamente maggiore di quello della gente comune, e ne sono talmente assuefatti da aver dimenticato - o da ignorare volutamente - che cosa sia il buon senso. Essi ragionano in termini di qui, di ora e di io, senza preoccuparsi di compromettere - e di aver in parte già compromesso - le sorti del pianeta a causa delle loro azioni perverse. 
Il denaro, inteso come strumento attraverso il quale ottenere potere e quindi rappresentazione dell'ego, é per essi un dio per il quale sono pronti a sacrificare ogni valore.
Questi sono gli individui a causa dei quali metà della popolazione mondiale ha ormai sviluppato una dipendenza dai cibi-surrogato e sta ingrassando a dismisura.
Questi sono gli individui a causa dei quali nei paesi del cosiddetto "terzo mondo" popolazioni intere vengono derubate, in modo assolutamente meschino, delle proprie risorse e perciò condannate a morire di fame, di sete e di malattie di cui nei paesi industrializzati non morirebbe nessuno.
In un certo senso, si può dire che anche tali soggetti vivano confinati all'interno di un'orticello nel quale non vogliono essere disturbati.
Contemporaneamente, però, essi controllano molti altri orticelli, che saccheggiano in continuazione per accumulare nel loro molti più ortaggi di quelli che riescono a mangiare. Ma non importa: a loro non interessa mangiarli tutti, tant'è vero che non hanno neanche mai troppa fame, a loro interessa semplicemente possederli.
É stato stimato, a questo proposito, che il due percento della popolazione possieda più della metà della ricchezza mondiale. 
Come può trovare spazio, quindi, nella mente malsana e dedita al guadagno di simili manovratori, quel motore della vera evoluzione che é la coscienza?
Dobbiamo forse arrenderci perché sono loro a tenere in mano le redini?
Naturalmente no.
Il mondo allo stato attuale é un manicomio nel quale i pazzi si affidano alle cure di un personale ancora più pazzo. Ma si può iniziare il processo di guarigione in qualsiasi momento e il metodo é uno solo: informarsi, mettere in dubbio tutto, non accontentarsi mai della superficie, confrontare più fonti possibili a proposito di qualunque argomento. 
É un compito arduo perché, almeno per quanto ci riguarda, sarà sempre impossibile avere una conoscenza universale e dettagliata riguardo tutti meccanismi del mondo: c'è chi ha interesse a non farli venire completamente alla luce. Il nostro compito in virtù di esseri umani (e non solo di cittadini) che si impegnano per il progresso é, tuttavia, quello di farlo al massimo delle nostre possibilità e utilizzando tutti mezzi a nostra disposizione.
Già così riusciremmo a fare un enorme passo in avanti.
Mi permetto allora di dare un primo consiglio a chi volesse accettare questa sfida, pur non considerandomi io un'autorità in merito a nulla, bensì semplicemente un individuo che si sforza di migliorare.
Il mio consiglio é iniziare dalla spesa.
Lessi una volta, da qualche parte, una frase che mi colpì: "quando vai a fare la spesa, entri dentro un seggio elettorale in cui voti il mondo che vuoi".
Ignoro chi ne sia l'autore, ma non potrei essere più d'accordo: il paragone é del tutto azzeccato.
Sono le scelte dei consumatori che influenzano il mercato e quindi, se anche al momento la maggioranza della merce é frutto di abusi, nulla gli impedisce di cambiare in senso più etico, se non gli stessi consumatori.
Degli esempi concreti: le alternative vegetali degli alimenti tradizionali, i prodotti equosolidali e i cosmetici non testati su animali.
É stata la crescente richiesta dei suddetti che ne ha incrementato la presenza sugli scaffali. 
E allora facciamo sì che essi arrivino a riempirne, in un prossimo futuro, non più mezzo, ma uno, due, sei, addirittura dieci, di scaffali!
E perché, poi, non rinunciare anche alla carne almeno una volta alla settimana?
Perché non smettere di andare da McDonald's, che tanto non é cibo?
Perché non adottare un cane, invece di comprarlo?
Perché non capire che non si ha davvero bisogno di tutto quello shopping?
Perché non documentarsi meglio su quella notizia, che non si capisce bene perché protestano?
Ecco: la sfida consiste capire che siamo parte del mondo e nell'agire di conseguenza. 
Ciò vuol dire, innanzitutto, riconoscere di condividere la vita sulla Terra insieme ad altre creature e forme di vita che non abbiamo il diritto di annientare per soddisfare i nostri capricci. 
Abbiamo la capacità ma non il diritto di farlo. 
Non siamo i Signori della Terra.
Siamo vite in mezzo ad altre vite, e anche loro vogliono vivere. 
In secondo luogo, fare parte del mondo significa comprendere che ognuno di noi é in parte responsabile di esso e che perciò non basta pagare le tasse e donare qualche spicciolo al mendicante all'angolo della strada per poter dire di avere la coscienza pulita. 
Non che i doveri che siamo chiamati a rispettare siano troppo complicati, ma richiedono indubbiamente costanza, consapevolezza e convinzione. 
Sì, in una società che fa della violenza il suo fondamento, é del tutto impossibile vivere non causando indirettamente danni a nessuno, tuttavia basterebbe qualche semplice accorgimento per causarne di meno. Il mondo, perciò, ringrazierebbe anche se facessimo tutti semplicemente (e sinceramente) il possibile. 
Tutto qui.
E allora evolviamoci, accidenti!
 
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