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Attualità
28 Gennaio 2015
Scottish or british?

Il 18 Settembre del 2014 la popolazione scozzese ha bocciato il Referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, con il 55% dei no, contro il 45% dei si. Il referendum era stato proposto e portato avanti, dal partito che compone la maggioranza parlamentare nel parlamento scozzese guidato da Alex Salmond. Nonostante il no del Referendum e della popolazione, quello che è interessate capire è da che cosa sia scaturito tale evento, che cosa abbia suscitato tale sentimento-necessità di indipendenza dall’interno della cultura britannica, ma soprattutto come sia nata nella popolazione scozzese l’idea di potersi staccare, come paese autonomo politicamente ed economicamente, dal resto del Regno Unito. Potremmo dare una spiegazione plausibile prima alla proposta e poi all’attuazione del referendum del Settembre 2014, ripercorrendo la storia dello Stato Scozzese e provando a capire sia i motivi del si che del no. Dobbiamo anche ricordare che il referendum Scozzese ha aperto la strada ad altre iniziative simili quali l’attuazione di un altro referendum, quello della Catalogna con nessun valore politico.

                        

Come per l’Inghilterra le notizie sui primi abitanti della zona, sono frammentarie, lacunose e solo in parte esistenti; le prime notizie certe si hanno solo con l’invasione della Scozia da parte dei Romani nel 84, quando Gneo Giulio Agricola riuscì a sottomettere i Caledoni e pacificare la zona. Le fonti romane ci dicono però che i romani si fermarono nell’avanzata e non arrivarono mai alle Higlands scozzesi e che nel 155 le truppe romane si ritirarono aldilà del Vallo D’Adriano per non fare più ritorno nell’ostile terra scozzese. Dopo il ritiro romano, la popolazione si divise in due controparti fondamentali: i Pitti, la popolazione originaria della Scozia che nel 500 aveva conquistato quasi tutta la penisola; e i Britanni, popolazione di origine britannica, influenzati da secoli di cultura romana, che occupavano zone marginali della Scozia. Dal 500 in poi però alcune popolazioni incominciarono ad affluire nella zona scozzese: possiamo ricordare gli Scoti, di origine irlandese, gli Angli di origine britannica e infine nel 800 arrivarono i temibili Vichinghi. Nella storia della Scozia un elemento importante si inserisce tra 400 e 500 d.C.: il cristianesimo. Grazie alla predicazione di San Patrizio e San Colomba, il Cristianesimo si diffuse tra le popolazioni e divenne anche un collante tra le popolazioni spesso in conflitto tra loro. Il primo regno scozzese fu fondato nel 843 da Kenneth MacAlpin, che unì le diverse popolazioni del paese in unico forte stato. Sovrano importante per la Scozia fu Malcolm II di Scozia che con la battaglia di Carham contro gli angli del regno del Southumbria vinta nel 1018 conquistando la Lothian. Alla sua morte avvenuta nel 1034 gli successe Duncan I che però fu battuto dagli inglesi nel 1040 a Durham. Malcom III tra 1058 e 1096 sostituì il concetto economico-politico legato ai clans con il feudalesimo di più moderna ispirazione. Re Davide I, invece, favorì la cristianizzazione dell’area portando in Scozia predicatori e preti, tanto che nel 1200 la Scozia era già suddivisa in 11 diocesi. Enrico II il plantageneta, re d’Inghilterra, invase la Scozia e ne 1265 e la dichiarò possedimento inglese, nominando Giovanni di Warenne governatore di Scozia. È proprio in questi anni che gli orgogliosi scozzesi subirono l’umiliante occupazione inglese ma la Scozia continuò formalmente ad avere un re proprio, ma con scarsissima autonomia. La morte di Alessandro III nel 1282, ruppe quell’equilibrio che i sovrani britannici avevano mantenuto con la forza. Si presentarono due pretendenti al trono: John Balliol e Robert Bruce. Edoardo I d’Inghilterra scelse John Balliol come successore al trono e la Scozia divenne di fatto Stato Vassallo dell’Inghilterra. Le vessazioni e le continue tasse inglesi però portarono lo stesso Balliol a cercare un’alleanza con la Francia in modo da poter contrastare l’azione inglese. Alleanza che fu stipulata e resa nota con il nome di “Auld alliance”. Nel 1296 l’Inghilterra invase la Scozia e lo stesso Balliol fu deposto; questa nuova invasione inglese portò alla più famosa delle rivolte scozzesi, quella guidata da William Wallace, che conseguì due importanti vittorie a Stirling Bridge e Berwick, riconquistandola dopo anni di dominio inglese. Nominato “Protettore del regno” dal consiglio dei nobili scozzesi, fu sconfitto il 22 luglio del 1298 a Falkirk e imprigionato dagli inglese. Successivamente fu processato e impiccato. Si concluse così la legenda di William Wallace uno dei più determinanti personaggi della storia scozzese.

 

 La morte di Wallace però produsse solo frutti positivi: Robert Bruce fu incoronato re di Scozia, e riuscì a resistere all’avanzata inglese del 1314, sconfiggendo Edoardo II nella battaglia di Bannockburn. Vittoria non soltanto militare perché Edoardo III nel 1328 con il Trattato di Northampton sancì l’indipendenza scozzese. I tentativi di riprendere la Scozia da parte inglese però non finirono, infatti già nel 1333 l’Inghilterra tentò di invadere nuovamente la Scozia con il pretesto di rimettere sul trono Edward Balliol, figlio di John. Tentativo che non riuscì e che provocò lo scoppiò della guerra dei cent’anni. La dinastia Stuart allora si trovò a essere l’unico casato dominante della Scozia. Le isole Orcadi e le Shetland proprio grazie a Giacomo III Stuart furono annesse alla Scozia nel 1468; invece con Giacomo IV venne posta fine alla cosiddetta indipendenza del signore delle isole e le isole Ebridi furono incorporate alla Scozia. Importante periodo per la Scozia e l’Inghilterra fu quello della coesistenza tra il forte Re inglese Enrico VIII e la reggenza di Maria di Guisa, moglie di Giacomo V di Stuart. Nonostante il matrimonio tra Maria Stuarda e il delfino di Francia, alla morte della regina madre Maria nel 1560, l’Auld Alliance fu infranta e il parlamento scozzese abolì la religione cattolica imponendo la religione protestante. Nonostante il ritorno della cattolica Maria Stuarda, la religione cattolica non fu reintegrata e addirittura la regina dovette abdicare a favore del figlio Giacomo VI di Scozia. L’ex regina dovette scappare e riparare in Inghilterra dove però fu accusata di tradimento e impiccata nel 1587 dalla cugina e regina Elisabetta. Alla morte della regina Elisabetta I, non avendo mai avuto figli o contratto matrimoni, il regno inglese passò nelle mani di Giacomo VI di Scozia che con l’unione delle corone del 1603, divenne re di Scozia e Inghilterra. Scozia e Inghilterra però continuarono ad avere una larga autonomia, il re risiedeva a Londra, ma alcune istituzioni continuavano ad avere una propria libertà. Nel 1700 però la Scozia, complice la stagnazione economica, fu legata politicamente e militarmente all’Inghilterra con l’Atto di Unione del 1707, votato in contemporanea dal parlamento inglese e scozzese. Da questo momento in poi la Scozia fu coinvolta e rappresentò un tutt’uno nella storia inglese e del regno britannico, fino ai giorni nostri.

                                                             

Questo il profilo storico della Scozia dalle origini fino alla definitiva unione con l’Inghilterra; ma allora ci si pone un quesito: come mai il referendum? Perché il 45% della popolazione scozzese era a favore dell’uscita della Scozia dal Regno Unito? Dalla storia del paese, mi permetto di pensare che la storia del passato dei clans, degli highlanders ha influito pesantemente su questa scelta. Il ricordo del mitico orgoglio scozzese contro gli invasori inglesi è ancora vivo nella mente di milioni di scozzesi che hanno votato si al referendum in barba ai possibili rischi, soprattutto economici, che avrebbe comportato la loro decisione. William Wallace sicuramente è il ricordo della fiera resistenza contro il potere inglese, che ha sicuramente contribuito nella scelta al referendum. Il nazionalismo è sempre presente in ogni popolazione e probabilmente ha contribuito in questa scelta, ma la storia scozzese può farmi presumere che il sentimento popolare di attaccamento alla nazione abbia contribuito ad alimentare il sogno di una Scozia libera e con un governo proprio. La stessa struttura sociale del clan, ci potrebbe far intuire il perché di una scelta così netta. I clans vivevano con la propria organizzazione, con i propri vincoli, lontani e ognuno perseguiva la propria politica: le guerre fra clans infatti era un fatto ricorrente. Ma all’avvicinarsi di un invasore, i clans si univano, concludevano gli scontri e si riunivano per contrastare gli invasori. Possiamo rintracciare il patriottismo scozzese anche nei suoi inni nazionali non ufficiali: Scotland the Brave e The Flower of Scotland. La terza strofa di “The Flower of Scotland” riporta: “Those days are passed now, and in the past they must remain. But we can still rise now, and be the nation again. That stood against him, proud Edward's army… And sent him homeward. Tae think again” che tradotto significa:” Quei giorni sono passati adesso, e nel passato devono rimanere. Ma noi possiamo ancora rialzarci ora, ed essere di nuovo una nazione. Che si è messa in piedi contro di lui, fiero esercito di Edward.. E lo ha rimandato a casa, Tae ripensateci.”.

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L'autore
Salvatore Gabriele Imperiale
Salvatore Gabriele Imperiale

Sono Salvatore Gabriele Imperiale, dottore in storia, laureato il 7 Ottobre 2014 con il voto di 108110, con la tesi intitolata "Prisoners of war (P.O.W) : Zeithain e Orano-Hereford, Due esperienze a confronto." con l'importantissimo e indespensabile aiuto del professore di storia contemporanea all'università degli studi di Palermo, Antonino Blando; trasferito nell'Ottobre del 2014 a Roma per intraprendere la mia seconda sfida universitaria: la laurea triennale in Scienze Archeologiche. Sono unico gestore e scrittore del mio piccolo blog www.historychunks.com e della pagine facebook https://www.facebook.com/historychunks.

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