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YoungPress
Stile di vita
31 Gennaio 2015
Vita iperconnessa

Mi guardo intorno e vedo sempre di più come la realtà mediatica ci stia cambiando. Se prima era la televisione a prendere molte ore della nostra giornata, ora è internet, ma sopratutto i social network. Quando parliamo dei social network come facebook o twitter, e altri, parliamo di un fenomeno ormai globale che riguarda più di 500 milioni di persone, quindi poco meno del 10% della popolazione, e le stime crescono ogni giorno. Ma cosa significa usare un social network? Per molte persone significa interconnettività, cioè essere connesso con i propri amici e i propri conoscenti in ogni momento della giornata. Da questo punto di vista facebook, per esempio, ha la funzione sociale di ricreare uno spazio di comunicazione, come erano un tempo le 'agora' in Grecia, dove ognuno può dire la sua opinione, a differenza della televisione dove siamo solo degli spettatori passivi. Quindi si può definire anche uno strumento democratico, in quanto permette alle persone di informarsi liberamente, e favorisce in alcuni casi anche lo svilupparsi di uno spirito critico. Il problema è che ampie fasce di popolazione, sopratutto tra i giovani scambia uno strumento di comunicazione con la realt, come la realtà stessa. In tanti, infatti, sentono il bisogno compulsivo di controllare la propria pagina facebook, che in sostanza diventa l'interfaccia privilegiata con il reale. È stato già dimostrato che siamo una generazione sottoposta continuamente a stimoli sensoriali, che sostanzialmente nella loro frequenza eccessiva non concedono il tempo fisiologico dei pensieri. È per questo che riflettiamo sempre meno, ci facciamo condizionare dagli altri e dai messaggi che vengono dall'esterno. Quello che è certo è che non si guadagna nulla a passare metà della giornata davanti a uno schermo, bombardati da informazioni più o meno utili. L'unico a guadagnarci sopra per le ore che dedichiamo a facebook è Mark Zuchenberg, per via delle numerose inserzioni pubblicitarie che ci sorbiamo ogni giorno. Sicuramente non c'è nessuna necessità reale di stare connessi 8 ore al giorno, motivo per cui dovremmo riflettere prima di controllare ossessivamente il nostro profilo. Ogni ora che una persona giovane passa davanti a un social network piuttosto che davanti a un libro, è un ora in meno che questi dedica al futuro. Non si potrebbe dire allora che un mondo eccessivamente connesso e iper-stimolante porti a un orribile appiattimento culturale? Ogni social network andrebbe usato oculatamente, come mezzo di comunicazione con i propri amici, perchè altrimenti si corre il rischio di venirne risucchiati. Quale è quindi il motivo che ci spinge a cercare di essere connessi ad internet ogni momento? Probabilmente sta nel fatto che fornisce una facile identità che può essere indossata come una maschera. Una certa percentuale delle amicizie che si hanno su facebook corrisponde ad amicizie puramente virtuali, con le quali ci si può confidare e non avere nessuna implicazione emotiva. Se quindi tendiamo a preferire amicizie virtuali a quelle vere, rischiamo di impoverire la realtà sociale, rendendola luogo di rapporti frammentari e distaccati. Non sarebbe forse meglio utilizzare meno i social network per comunicare e instaurare invece un dialogo con la persona che ci sta accanto sul treno?Io personalmente penso che facebook sia un meraviglioso mezzo ma penso anche se questo strumento comincia a manipolarci e  ad utilizzarci per i fini di lucro di chi lo ha creato, bisognerebbe allora cominciare a riflettere e farne un uso più attento.

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