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Libri
18 Febbraio 2015
"E l'uomo incontrò il cane" - Konrad Lorenz

“[…] E mentre svelta, già masticando, fa per ritirarsi con la preda fra i denti e lo sguardo ancora timoroso rivolto verso l’uomo, la sua coda comincia a muoversi in piccoli, rapidi colpi da destra a sinistra. Per la prima volta uno sciacallo stava scodinzolando davanti all’uomo; così si compiva un ulteriore passo verso la nascita del cane addomesticato. […]” (pag.17). 

La frase in questione è tratta dal libro “E l’uomo incontrò il cane”, scritto dal famosissimo etologo Konrad Lorenz che parla della presunta storia dell’addomesticamento dello sciacallo, antenato di molte razze canine moderne, per poi arrivare ad analizzare i vari momenti della convivenza uomo-cane.
Credo che sia un saggio veramente molto bello e ricco di significati che vanno a colpire il cuore del lettore, per questo penso che solo chi ha, o ha avuto in passato un cane, possa comprendere a pieno il profondo messaggio che l’autore vuole trasmettere, avendo vissuto già in prima persona tutto ciò che si legge nelle pagine del libro

È risaputo che avere un cane comporta certamente grandi responsabilità: essendo, comunque, un animale che si trova a vivere in un ambiente che non è il suo naturale, avrà sicuramente bisogno di tantissime cure ed attenzioni. Se non si è sicuri al massimo di saper portare a termine il proprio compito, meglio lasciar stare. Avere un cane però non porta con sé solo obblighi e doveri: è come vivere un bellissimo legame di amicizia o fratellanza, caratterizzata da una fiducia perpetua, che sa sicuramente ricompensare  tutti i sacrifici fatti. Non sto paragonando un cane ad un fratello o ad un amico, anche se non mi sorprenderei se parlando mi trovassi a dire che a volte un cane è meglio di tanti esseri umani, sto semplicemente dicendo che la fedeltà, che ci dona questo splendido animale, ha una potenza enorme, capace di illuminarci le giornate, una forza che pochi riescono a capire fino in fondo.
Notate bene, quando parlo di donare al cane tutte le attenzioni possibili, non sto dicendo che bisogna trattarlo come il figlio, o fratello,  che non abbiamo mai avuto: bisogna comunque mantenere ben separati i ruoli, sia per il nostro, sia per il bene del cucciolo. E guardate che questa non è di certo una banalità come sembra : con il passare del tempo, stiamo assistendo sempre di più ad una ridicolizzazione della specificità del cane. Voglio dire che, con i nostri capricci, trattiamo gli animali come pupazzi senza animo, agghindandoli con i più stravaganti vestitini, mollettine, e cose inutili del genere. La verità è che, non essendo soddisfatte del fatto che la società della moda, dei consumi, abbia fuso il cervello a noi, vogliamo estendere questa condizione anche a loro, creature indifese.  Come se l’unicità di un animale la facesse il proprio aspetto esteriore. 

A proposito dell’educazione vorrei rivolgermi a coloro che reputano che una relazione cane - bambino sia improponibile, pericolosa. Piuttosto, invece, per quest’ultimi è assai utile a livello pedagogico, nel corso della loro crescita, possedere un animale, specialmente un cane indicato per la capacità di coinvolgimento. Questo serve al bambino in primo luogo ad entrare in contatto con un essere diverso da noi, e quindi esplorare un altro tipo di realtà, ma poi anche per far aumentare il senso di responsabilità, in quanto, come già detto, il cane necessita di grandi cure. Questo si esplica soprattutto con la Pet-therapy : una terapia che consiste nella creazione di un legame tra uomo e animale e che porta numerosi vantaggi. Grazie a tale pratica è possibile, infatti, migliorare nel bambino la socializzazione con gli altri e la propria emotività. Per questo motivo gli animali sono una delle più grandi risorse, con le quali l’uomo ha la possibilità di interagire.

Purtroppo, però, questo concetto non sembra essere totalmente chiaro. Infatti la televisione scalpita spessissimo di notizie riguardanti maltrattamenti sui cani, o animali in generale. Il caso più noto forse è quello del recente Green Hill, un allevamento di cani beagle, diventato noto a tutti per la pratica della vivisezione. Fortunatamente, grazie alla mobilitazione di chi agli animali ci tiene, a questa tortura è stata infissa la parola “fine”. Ma non basta. Tanti altri allevamenti si divertono nel vedere soffrire questi animali, all’insaputa di tutti. Come sostiene Gianluca Felicetti, presidente della LAV (Lega Anti Vivisezione), in un’intervista riportata sul sito www.metronews.it: “ Ogni anno in Italia, nella totale assenza di controlli, vengono “utilizzati” quasi 900 mila animali in 600 strutture pubbliche e private.”. Una cosa del genere è improponibile. Per non parlare poi dei numerosi abbandoni che ogni anno vengono registrati. C’è bisogno di tutti i controlli necessari: anche loro, pur essendo animali, hanno il diritto di vivere una vita serena.

Appurato questo, vorrei concludere citando il passo che chiude il libro, nel quale l’autore, parlando della morte del suo cane, mette in luce lo straordinario rapporto che lega il cane al proprio padrone: l’amore e la fedeltà che regnano nell’animo dell’animale dal momento in cui si rende conto che quell’uomo, che l’ha tolto dalla sua casa per portarlo in un ambiente totalmente diverso dal suo, è diventato degno di meritarsi il suo più profondo affetto, essendo pronto a dare tutto per il bene del suo fidato amico.
E infine, quando per silenziosi sentieri in mezzo ai prati, su polverose strade di campagna, oppure in città mi cammina alle calcagna con tutti i sensi tesi a non perdermi, allora lei è tutti i cani che mai abbiamo trottato alle calcagna del loro padrone, dal giorno in cui il primo sciacallo dorato cominciò a farlo: una somma incalcolabile di amore e di fedeltà!” (pag.123).

 

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L'autore
Giada Rustici
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