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Libri
18 Aprile 2015
"Saharawi Libre" - Federica Petti

Affacciamoci alla finestra. Guardiamo oltre le mura del palazzo davanti, guardiamo oltre i confini del nostro quartiere, guardiamo oltre il nostro ultimo orizzonte. Per immedesimarsi in questa storia occorre chiudere gli occhi e cercare un mondo lontano dal nostro, così difficile e diverso per essere immaginato. 

Chiudiamo gli occhi e voliamo in Algeria. Riuscite a vedere le immense distese desertiche? Riuscite a sentire l'odore dell'aria afosa? 

É in questo universo che Federica Petti vuole catapultarci grazie a questo suo primo libro, "Saharawi Libre". Era giovanissima quando decise di affrontare un viaggio che sicuramente avrebbe cambiato la sua vita e il suo modo di vedere il mondo. A 16 anni prese una delle decisioni forse più inaspettate: avrebbe intrapreso un viaggio che l'avrebbe portata nel deserto algerino, tra i campi profughi Saharawi, ma soprattutto avrebbe portato l'eco della voce di questo popolo straordinario nel "nostro mondo" per denunciare una condizione di vita che molti, purtroppo, ignorano.
É così che nasce questo diario di viaggio in cui il lettore è trasportato in un vortice di emozioni, di sensazioni, come se sentisse sulla propria pelle, in maniera diretta, il tocco di quel mondo così distante dai nostri ideali. "Sono Federica, una sedicenne qualunque e sono in Africa!" (pag.25).

Era il 1976 quando, dopo una serie di invasioni, viene finalmente proclamata la Repubblica Democratica Araba Saharawi, quando però immediatamente un evento sconvolge la speranza per quel popolo saharawi di riprendersi la loro terra: il Marocco invade il Paese e ne prende definitivamente il controllo. É da allora che gran parte della popolazione saharawi è costretta a vivere relegata in campi profughi nel sud-ovest dell'Algeria, costruendo un vero e proprio stato in esilio. Se questo non sembrava ancora abbastanza, verso gli anni Ottanta del Novecento le autorità marocchine diedero vita ad un muro, conosciuto come muro di Berm, che avrebbe segnato per sempre la vita di questo popolo. A costruzione completata questa barriera correva per circa 2'720 chilometri, intervallato di tanto in tanto da postazioni militari marocchini che sorvegliano il "grande mostro" avvolto da un filo spinato che serpeggia velenoso per tutta la sua lunghezza e protetto da molte, moltissime mine (secondo le stime sarebbero circa 5 milioni) pronte a fare il loro insulso lavoro.

Putroppo, come la stessa Federica spiega chiaramente nel libro, non è solo il terribile muro di Berm ad opprimere i Saharawi. Una barriera forse ben più grande andrebbe abbattuta: quella del silenzio. La conoscenza, l'essere consapevole delle terribili realtà distanti dalla nostra, la volontà di sapere saranno la prima arma di giustizia e rivendicazione per questo popolo. Nella realtà moderna però si preferisce lasciar correre queste tragedie che sono in fondo "così lontane per toccarci", magari limitandosi a vedere quelle immagini strappalacrime che ci propinano i telegiornali. Dovremmo piuttosto affacciarsi a quella famosa finestra e provare ad abbattere tutte le singole barriere dell'ignoranza. 
In realtà quello che il popolo marocchino ha voluto celare agli occhi del mondo intero è l'identità sociale e culturale di questo splendido popolo: i saharawi, infatti, hanno voluto costruire un'organizzazione sociale piuttosto all'avanguardia in cui tutti i componenti sono chiamati alla partecipazione attiva, comprese donne e anziani. Si cerca di far leva sull'educazione, riconosciuto come elemento fondamentale, sebbene le condizioni siano piuttosto basse. Elemento alquanto critico è la sanità, in cui le condizioni pessime contribuiscono ad un'elevata mortalità. Fortunatamente arriva loro l'aiuto di molti volontari che hanno abbattuto quel muro di ignoranza o comunque lottano per farlo: a proposito di ciò sono nate numerossissime associazioni a sostegno del popolo Saharawi tra cui, per esempio, l'Associazione Nazionale di Solidarietà al Popolo Saharawi con sede a Roma, ma a cui fanno riferimento i vari comitati regionali. 

Vorrei chiudere con le toccanti parole dell'autrice, che sicuramente saranno utili:
"Il mio pensiero va a tutti i popoli che piangono...
lacrime amare,
difficili da sopportare. 
[...] ma nessuno nega mai un sorriso [...]".


IL RICAVATO DI QUESTO LIBRO SARÁ DEVOLUTO ALLA CAUSA SAHARAWI. 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI (pagina Facebook) : COMITATO PRO-SAHARAWI NADJEM EL GARHI (Organizzazione no profit). 

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L'autore
Giada Rustici
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