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YoungPress
Attualità
26 Gennaio 2015
Ancora schiavi dopo 70 anni.

Era il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa raggiunsero la città polacca di Auschwitz, svelando al mondo intero quello che ero lo scempio immane del, purtroppo, assai rinomato campo di concentramento. 

La storia, le testimonianze dei sopravvissuti all'incubo, sicuramente, parlano meglio di qualunque cose. Auschwitz ha stroncato la vita, le anime, di uomini, donne, bambini senza colpa alcuna. I numeri delle vittime sono impressionanti e, non meno importante, il numero di coloro "fortunati", se così possiamo osare definirli, che porteranno dentro di sè le cicatrici di questo incubo pronte ad aprirsi in qualsiasi momento. 
Nonostante le numerossissime testimonianze ancora ci sono coloro che stentano a credere a tutto questo. Ipocrisia? Scetticismo? Chi può dirlo. Certo davanti a delle catastrofi del genere la soluzione più facile sarebbe chiudere gli occhi, far finta di nulla, ignorando quello che, volendo o non volendo, la storia ci insegna. 
Proprio per eliminare l'ignoranza che aleggiava, e purtroppo aleggia tutt'ora, sulle teste dei cittadini del mondo, finalmente il 1° novembre 2005 venne designato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il Giorno della Memoria, celebrato per l'appunto il 27 gennaio: una ricorrenza internazionale che dovrebbe unire tutto il mondo nella celebrazione delle vittime di quella vegogna per l'umanità. Una sorta di ponte tra il passato e il presente.

Andrò qua di seguito a riportare una parte di ciò che ci dice la legge numero 211 del 20 luglio 2000 circa le finalità della Giornata della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. [...]».
Le leggi parlano sempre così bene: la giornata seve a non dimenticare.

È il 27 gennaio 2015. 70 anni sono passati.
Oggi come oggi viviamo su un filo teso a metà tra chi piange commosso le vittime e condanna l'incubo e chi invece preferisce ignorare, negando l'attendibilità del tutto.
Sono passati 70 anni, abbiamo condannato i colpevoli e pianto le vittime, ma fermandoci ad osservare il mondo che ci circonda, cos'è cambiato? 
Sono passati 70 anni e noi viviamo in un mondo in cui siamo ancora schiavi delle decisioni e delle azioni altrui.
Viviamo in una realtà in cui una mattina ci svegliamo con lo scenario da incubo delle Torri Gemelle; nelle orecchie ci risuona l'urlo di "Je suis Charlie" e la tragica notizia dell'attentato alla Francia, a cui si aggiungono le lotte in Medio Oriente, ma senza disturbare i grandi fatti di cronaca internazionale, basti pensare alla condizione di crisi in cui l'Italia sta vivendo, le persone che si tolgono la vita uccisi dalle negligenze altrui. 

Sono passati 70 anni e noi ancora non ci rendiamo conto della stretta somiglianza tra passato e presente, che ciò che successe allora si ripresenta, sotto altre spoglie, sotto altre note, ma gli effetti sull'Italia, sul mondo, ma soprattutto sulle persone è la stessa cosa.

Sono passati 70 anni e ancora siamo schiavi. 

L'autore
Giada Rustici
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