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YoungPress
Attualità
28 Gennaio 2015
Bambine e non spose.

Cosa succede quando il nostro nemico più grande è il silenzio?
Cosa succede quando non possiamo liberarci da un incubo molto più grande di noi?
Ancora una volta le protagoniste sono le donne. Sono passati diversi anni da quando alcune donne hanno avuto il coraggio di ribellarsi e di far sentire la propria voce; tendenzialmente molto spesso si sente parlare di emancipazione femminile e secondo l'uso si fa coincidere il coronamento di questo movimento con la conquista del diritto di voto (1945, in Italia). Ma, nonostante le numerose lotte, le cose sono veramente cambiate? Da quella data la donna si è vista attribuire una serie di prerogative, che almeno in teoria, avrebbero dovuto renderla al pari degli uomini.
Generalmente siamo portati a credere che, ormai nel ventunesimo secolo, la donna abbia ottenuto molti diritti politico/lavorativi, anche se su questo punto sarebbero da mettere in luce moltissime contraddizioni. Ma in queste mie righe non voglio parlare di questi: parlerò piuttosto del diritto alla vita.
Nella nostra società, sollecitati da ciò che ci comunica la Costituzione e soprattutto da ciò che ci impone il nostro senso etico, sembra impossibile credere all'esistenza di qualcosa più importante di questo: la vita è il bene più prezioso e in quanto tale deve essere tutelato al massimo. Basta però affacciarsi alla finestra, volgere lo sguardo più lontano, laggiù oltre l'orizzonte, per capire quanto le cose reali siano, purtroppo, ben diverse da quelle che si crede.

Rawan, 8 anni, morta dopo la prima notte di nozze a causa di un'emorragia interna. La bambina era originaria di un'area tribale dello Yemen ed era stata venduta per poco più di duemila euro ad un quarantenne, che poi non verrà nemmeno mai arrestato per il misfatto. Venduta così, come una di quelle merci di poco valore per un viaggio di sola andata verso un incubo a cui gli occhi innocenti di un povero bambino non dovrebbero assistere. Vale davvero così poco la vita umana?
Non mancano punti interrogativi circa questo scempio: c'è chi nonostante tutto continua ad affermare che Rawan è viva e che nessun matrimonio sia mai stato celebrato. Nessuno può sapere quello che realmente è successo quella notte. Ciò però che è certo è che episodi come questo sono all'ordine del giorno in Medio Oriente, troppi casi. E di questo ne siamo consapevoli tutti. Bambine strappate alla loro fanciullezza per intraprendere il cammino del terrore: vivere una realtà troppo lontana dalla loro età. Viene loro portato via il diritto di giocare, il diritto di viversi la propria infanzia in spensieratezza. Spensierato, sì, è così che dovrebbe essere un bambino.

I dati dell'UNICEF sono impressionanti:
«Circa 70 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) tra i 20 e i 24 anni, oltre una su tre, si sono sposate prima dei 18 anni. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. Parliamo di 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno, vale a dire 37.000 ogni giorno» (Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia).

Bambine a cui vengono strappate le ali ancora prima che imparino a volare.

Com'è possibile che la società permetta tutto questo? Nello Yemen non vi sono leggi locali che vietino i matrimoni prematuri. La risposta è semplice: c'è poco da fare quando è proprio lei, la società stessa, la tessitrice di questi incubi immondi.
Badate bene, condanno certo l'azione, ma probabilmente condanno ancora di più le famiglie. Una bambina dovrebbe trovare nella propria famiglia un nido caldo e accogliente che la protegga sotto le proprie ali da tutto ciò che è ostile e non, come accade in queste realtà, una gabbia infernale di silenzio e negligenza, di odio e crudeltà. Con ciò non voglio buttare fango sulle culture altrui, ma far capire che quando il fanatismo supera la tradizione, quando questi scempi minano la vita e l'incolumità delle persone, no, allora è necessario fare qualcosa. Siamo tutti essere umani e ancor prima siamo esseri viventi e come tali è doveroso che la vita sia tutelata.

Tutto questo deve essere compreso in primo luogo da me, da voi, dalle persone comuni e poi certamente da "qualcuno che conta".
Certamente utile è l'opera di sensibilizzazione messa in atto da UNICEF:
«Per sottolineare il dramma dell’infanzia negata di queste bambine, in occasione della Giornata Internazionale della donna, l’UNICEF Italia lancia l’iniziativa contro i matrimoni precoci Bambine non spose - #8marzodellebambine».
Purtroppo ciò, per quanto nobile e utile, non basta e i fatti ce lo dimostrano. Servono azioni, azioni concrete.

 

L'autore
Giada Rustici
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