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Libri
05 Marzo 2015
"Se ti abbraccio non aver paura" - Fulvio Ervas

Una storia reale estremamente emozionante che, attraverso il meraviglioso viaggio, a parer mio più mentale che fisico, di Andrea, un ragazzo diciottenne e affetto da autismo, e di suo padre, ci trascina in un altro universo, dove possiamo esplorare luoghi mai visti prima e capire quel qualcosa in più riguardo all’ignoto mondo di questa malattia.
Vorrei partire da una semplice domanda. Cos’è l’autismo ? No, non intendo dal punto di vista medico. Su questo lato, negli ultimi tempi, abbiamo potuto scoprire diverse cose, chiarire svariati dubbi, farci un’idea sui sintomi che lo caratterizzano. La mia domanda verte soprattutto su un altro lato. Vorrei piuttosto sapere che cosa ne pensa il soggetto interessato, per quanto sia possibile, qual è l’idea della società, cosa propone per agevolare la vita degli interessati. L’autismo è un altro mondo, estremamente distante dal nostro, ma non abbastanza da esserne totalmente estranei, un universo dal quale chi c’è dentro tenta incessantemente di scappare o di comunicare con l’esterno attraverso l’arte, unica risorsa che, invece di puntare il dito contro, fa sentire realizzati; chi invece ha avuto la fortuna di non arrivarci, si sforza, ma mai abbastanza, di conoscere qualcosa in più su questo strano mondo, piuttosto che degli stati d’animo di chi non ha avuto la loro fortuna. Preferiscono magari fermarsi alle apparenze che scavare più in profondità, con il rischio di scoprire qualcosa che non è poi tanto bello. Insomma capire il sintomo, ma non il paziente.
Sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà. Andrea vuole guarire. Ciao.” (pag.112).

Un mondo parallelo. Possibile ? Senza dubbio, chi c’è dentro vive un continuo tira e molla tra la propria esuberante voglia di comunicare normalmente con gli altri, il proprio desiderio di vivere una vita come tutti, di comprendere a pieno il mondo che li circonda e la malattia, quel mostro, in apparenza invincibile, che li scaraventa lontani, li fa gridare senza che nessuno possa sentirli, possa capirli, e restano così ovattati in una realtà sconosciuta. “ [...] È vita stare rinchiusi mentalmente nell’autismo e fisicamente in un istituto e in un deserto di affetti per decine di anni?” (pag. 318). Anche i genitori, apparentemente così adulti, pieni di certezze e con un gran passato alle spalle, hanno bisogno di ricevere forza, di essere rassicurati. Perché ? Perché non c’è cosa peggiore che vedere il proprio figlio soffrire, vederlo impotente davanti alla vita, che è stata così ingiusta con lui, da tenerlo imprigionato, lontano da tutto e da tutti. Sono bastati pochi secondi davanti ad un medico e il respiro cessa di colpo, la vita cambia improvvisamente, arriva quella diagnosi che speravi che non arrivasse mai. “La prima reazione è stata di incredulità: non è possibile, deve essere una diagnosi sbagliata. [...] Allora scoppia un uragano, due uragani, sette tifoni. Da quel momento sei nella bufera.” (pag. 13). E così cominciano a diventare fragili anche loro, cominciano a sorgere domande, si comincia a colpevolizzarsi.
Ma che effetto ha tutto questo sulla società ? Come reagisce ? Beh, per quanto riguarda lei è sempre pronta a puntare il dito, a giudicare su tutto ciò che non rientra nella sua normalità, tutto ciò che può essere motivo di discussione. Ma questa volta la cosa è leggermente più seria. Adesso c’è di mezzo la felicità di persone che non hanno scelto spontaneamente di far parte della categoria dei “diversi” e sicuramente non sono nemmeno tanto contenti di appartenervi. Ma alcuni non sembrano capirlo affatto e proseguono tranquillamente per la propria strada, continuando incessantemente ad attaccare, sia fisicamente che verbalmente, persone evidentemente troppo deboli per reagire. La conseguenza immediata è, senza dubbio, il bullismo, “passatempo” sempre più diffuso nelle scuole, nelle quali ragazzi e bambini, seguendo l’esempio di una società che non perdona i meno fortunati, passano le proprie giornate ad architettare metodi atroci per rendere impossibile la vita degli altri e spingendoli sino a gesti estremi. Un esempio lampante di ciò che ho appena detto è dato da un articolo di Daniela Caruso, del 1 dicembre 2011, trovato sul sito www.attualissimo.it e di cui il titolo dice tutto: “Bambino autistico si impicca: era vittima di bullismo.” e poi continua “Decide di togliersi la vita impiccandosi nella sua cameretta. Michael Raven, vittima di bullismo, muore a solo 12 anni. [...] Il bambino è una vittima del bullismo messo in piedi da una banda di ragazze che lo odiava solo per il fatto che fosse affetto da autismo [...]”. Non è nemmeno commentabile una cosa del genere. È già gravissimo se la vittima fosse stata un adulto, ma attaccare un bambino, incapace di difendersi, che, autistico o no che sia, rappresenta comunque il futuro della nostra società, è un atto imperdonabile, da puri vigliacchi, non ci sono parole per descrivere un’azione del genere.

Il libro si chiude con una riflessione, che racchiude in un profondo insegnamento tutta la grandezza e la forza di queste persone un po’ “speciali”: “[...] Saranno vuoti d’aria, sarà la fine del viaggio. Sarà che la vita è complicata e bella. Sarà perché noi non sappiamo, e almeno immaginare, bello o brutto che sia, ci porta a oltre. Ci porta a domani.” (pag. 319).                          

                         Andrea e Franco, protagonisti del viaggio. 

                           [Andrea e suo padre Franco, protagonisti del viaggio]

 

 

 

 

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L'autore
Giada Rustici
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