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YoungPress
Musica
31 Marzo 2015
Canazzo, lirismo dipinto di trash

In un panorama musicale tristemente ripetitivo e attaccato alla tradizione attraverso un cordone ombelicale di banalità, Antonio Nava trova in Canazzo il cavallo vincente, spopolando su YouTube. Nel giugno 2014 appare in rete il primo frutto di una collaborazione destinata a segnare un’epoca, come una stella luminosa e accecante. Talmente accecante che il pubblico cybernauta, come al solito davanti al genio, non nota immediatamente l’assoluto valore del suo primo pezzo, dal titolo programmatico JESSICA TI AMO, salvo poi ricredersi e gettarsi in massa sul link della canzone. Risultato? Ad oggi, il video ufficiale conta tre milioni e ottocentomila visualizzazioni.

Ma chi è questa nuova stella della musica italiana? Canazzo, nome d’arte di Luca Fiumara, deve molto, come di riscontra nel nome che ha scelto e poi nei testi delle sue canzoni, a Cangrande della Scala, il che lo collega indirettamente all’opera dantesca. Il Nostro esprime in un’intervista a Lo Zoo di 105 il suo desiderio più grande: «diventare un personaggio».

Ma passiamo all’analisi della sua opera, destinata a impreziosire la coscienza civica e spirituale dei posteri, partendo proprio da JESSICA TI AMO. Il cantautore sfoga la sua tradita passione amorosa in un brano dalle rime complesse e arzigogolate, esibendosi in virtuosismi lirici che ringiovaniscono notevolmente la scena musicale: la ripetizione della cellula testuale «da un settimana sono rimasto solo / ero fidanzato / e ora sono solo» ripercorre sinteticamente una vicenda di cuore che non può che appassionare il grande pubblico. La progressione ad anello della narrazione si interseca con il recupero volutamente impreciso della cellula ritmica di sottofondo che ritorna in varie parti della composizione.

Dal punto di vista meramente musicale, il ritmo e la melodia sono monotoni e altamente prevedibili, in aperta contraddizione con i sostenitori di una musica pensata e armoniosa. Il ritornello è da considerarsi un’invocazione e al tempo stesso un richiesta all’amata, Jessica, da cui emerge la pietas umanizzante del rapporto amoroso. Il sentimento dell’artista nei confronti della donna è espresso da un’assonanza, una rima imperfetta perciò, che rispecchia fedelmente il periodo difficile che l’autore sta attraversando, non senza un elemento di invito cavalleresco («amore mio ti amo, afferra la mia mano»). Inoltre, l’evidente allitterazione della vocale aperta «a» riflette la promettente apertura nei confronti della vita. Emblematica la chiusura del testo sulla preghiera «ti prego no», che evidenzia la confusione dell’autore, che passa dalla tendenza alla speranza propositiva a uno stato di assoluta negazione nei confronti del futuro. Il «no» conclusivo è definitivo: Jessica non tornerà.

Ma per una Jessica che se ne va, una Valentina è in arrivo. La nuova storia d’amore, consumatasi all’inizio del nuovo anno, è una ventata di aria fresca per il Nostro, che torna ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dell’esistenza dopo la partenza del primo amore. Ma non tutto va nel verso giusto. A quanto pare la fortuna è una dea bendata, ma la sfortuna ci vede benissimo. E allora, guardando bene il personaggio Canazzo (è proprio così Canazzo, i tuoi sogni si sono avverati), decide di accanirsi su di lui: Valentina tradisce il Nostro. Dopo una prima fase di smarrimento totale, ecco che giunge nuovamente, come un fulmine in un cielo in tempesta, l’ispirazione lirica.

Nasce così Valentina mi ha tradito, pezzo con cui si presenta al celebre Festival di San Jimmy 2015, classificandosi secondo.
L’autore è qui risentito per il comportamento della sua compagna, da lui ritenuto inadeguato. Ci tiene dunque a chiarire senza ombra di dubbio il destinatario della sua composizione: l’allocuzione iniziale è rivolta proprio a lei, Valentina. Il suo nome infesta la mente affranta del Nostro, da qui la trovata geniale di ripetere per trentadue volte questo nome, il quale assume connotazioni oniriche, giungendo infine a desemantizzarsi completamente: il nome della donna amata diventa un mero accessorio del ritmo musicale. Anche in questo brano il ritornello è costruito magistralmente su quattro sequenze frasali rimbombanti e confusionali, che riflettono pienamente lo stato emotivo del Nostro. Il linguaggio incalza mentre il registro si abbassa, per evidenziare il livello intellettuale infimo di Valentina. Nonostante non vogliamo rovinare al lettore il piacere del primo ascolto, non riusciamo ad esimerci dal riportare questo splendido esempio di lirica contemporanea: «pensavo che eri seria / mannaia la miseria / m’hai dato il ben servito / facendomi il cornuto». Da notare la totale assenza di congiuntivo, in modo da rendere la decadenza intellettuale della donna a cui si riferisce; l’interiezioni popolare; la presenza di un articolo determinativo gettato nella mischia senza alcun senso logico, che grammaticalizza la mancanza di senso del gesto di Valentina, che ha tradito, inspiegabilmente, il Nostro.

Su questo concetto l’autore torna più volte, a mostrare il suo deciso risentimento, in particolare modo in quello che possiamo considerare una sorta di bridge (anche se in un brano sperimentale e avanguardista come questa, è difficile dare etichette classiche ai vari stralci compositivi), l’afflato poetico spinge l’artista a lanciarsi in una confessione, quasi diaristica, in cui il lirismo giunge al culmine. La prima parte è meramente riassuntiva e specifica dettagli spaziali della vicenda («Valentina, mi hai fatto le corna / mi hai tradito su Facebook»); successivamente viene evidenziato un passaggio logico che in effetti appariva oscuro («mi ha fatto le corna / adesso sono cornuto») ma essenziale per comprendere meglio la definitiva esplicazione del sentimento dell’autore, si tratta di un «mi fai schifo» che crea un effetto straniante nell’ascoltatore, il quale inizialmente si sente direttamente colpito da questa frase, ma poi comprende il reale destinatario (Valentina) e si schiera a favore del “cantante”; infine assistiamo a un auto-elogio oggettivo che tende a sottolineare il madornale errore della ragazza («sono un bravo ragazzo / uno come me non lo trovi»). Nell’ultimo pezzo del bridge ecco che improvvisamente la vicenda subisce una svolta forse finale e positiva: «poi ho conosciuto Santina / marebato [?!] di testa / Santina è il numero uno / e tu mi hai tradito *sputo*».
Momenti di alto lirismo, lo riconosciamo: ogni altro commento apparirebbe inadeguato a cotanta eleganza. Infine il brano ritorna sul ritornello, di cui abbiamo già parlato.

Che dire infine su questo giovane autore che sta sfondando nel mondo della musica, e che presto, ne siamo convinti, entrerà di diritto nei libri di scuola? Probabilmente è un genio, o forse no, chi lo sa, pappappà? Beh, signore e signori, non possiamo che lasciarvi con i link alle due canzoni; e che il trash sia con voi!

[Link alle canzoni: JESSICA TI AMO  Valentina mi ha tradito ]

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L'autore
Federico Graziani
Federico Graziani

Studio Lettere all'Università degli Studi di Milano. Appassionato di letteratura, mi diletto con la scrittura e talvolta ammicco al giornalismo. Ma soprattutto provo una quantità non indifferente di invidia per chi riesce a scrivere interessanti descrizioni di sé in tre righe.

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