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Politica
29 Aprile 2015
Consultellum, il caso unico di una legge elettorale varata da una Corte

Corte costituzionale

Al centro del dibattito politico da lungo tempo, la legge elettorale è uno strumento chiave per la democrazia. Non è una norma di rango costituzionale, ma è certamente costituzionalmente rilevante. Nondimeno, la legge elettorale attualmente vigente non è stata varata dal Parlamento, organo sovrano e (sempre meno) rappresentativo. No, in Italia, l'ultima legge elettorale l'ha fabbricata la Corte Costituzionale, con una sentenza cosiddetta "manipolativa", o più precisamente "ablativa di accoglimento". In altre parole, non è stata dichiarata incostituzionale tutta la legge elettorale precedentemente vigente (chiata "Procellum" ma tristemente nota come "Porcellum") bensì parte di essa, lasciando vigente il resto della legge.

Questa è un'operazione complessa e perigliosa, a cui la Corte Costituzionale in genere si sottrae ogni volta che ritiene di poterlo fare. Il motivo è lampante: le leggi le fa il Parlamento, in quanto i suoi membri eletti rappresentano il Popolo italiano. Ad un profano potrebbe sembrare poca cosa, ma in realtà quello esercitato dalla Corte Costituzionale è una prerogativa molto vicina al potere legislativo. Eliminare delle parti di una norma giuridica può alterare in maniera significativa gli effetti della stessa, esattamente come aggiungerne. 

Tuttavia, la Corte Costituzionale questa volta non ha potuto esimersi dall'emettere una sentenza ablativa di accoglimento. Questo per due motivi: anzitutto perchè esiste un principio da essa stessa elaborato noto come "indefettibilità della normativa di risulta". Essendo la legge elettorale necessaria per l'ordinamento democratico dello Stato, non si può espungere dall'ordinamento in toto, perchè si creerebbe un vuoto normativo incompatibile con la democrazia fintanto che il Parlamento non provvederebbe a vararne una nuova. Per usare un eufemismo, possiamo dire che il nostro Parlamento non è famoso per essere celere. Cosa accadrebbe se si verificasse l'impensabile e dovessimo andare al voto senza una legge elettorale? Dall'altro lato, non ha neppure potuto lavarsene le mani, viste la quantita di questioni di costituzionalità che negli anni le sono state presentate e la gran quantità di moniti al Parlamento che ha mandato. In precedenza la Corte aveva sempre rispettato le attribuzioni parlamentari fino all'inverosimile, rigettando sistematicamente le questioni di costituzionalità sulla legge elettorale che si è trovata a giudicare. Ad ogni sentenza di rigetto si accompagnava un monito alle Camere. Ma il Parlamento non ha mai deciso. La Consulta si è dunque trovata obbligata ad intervenire a causa dell'inerzia del Legislatore.

La sentenza della Corte Costituzionale ha dunque dato vita alla legge elettorale attualmente vigente, cioè il Consultellum. In sostanza è il Porcellum depurato delle liste bloccate e del premio di maggioranza. Una legge elettorale proporzionale con fortissimi correttivi (appunto incostituzionali) è stata trasformata in una legge elettorale proporzionale praticamente pura (essendo rimasto vigente il solo correttivo della soglia di sbarramento). 

Essenzialmente, le ragioni che hanno portato la corte a pronunciarsi con sentenza manipolativa sul Procellum sono tre: 

  1. Le liste bloccate troppo lunghe. Non è il fatto che le liste siano bloccate a determinare l'incostituzionalità, visto che la costituzione non impone le preferenze. A rendere il Porcellum incostituzionale è invece la lunghezza delle liste bloccate, che impedisce l'effettiva conoscenza dei candidati all'elettore. Una cosa è una lista bloccata con cinque o sei nomi, altra cosa è una lista bloccata con cinquanta nomi, che potrebbe in astratto mandare in Parlamento l'ultimo della lista sconosciuto a chiunque.
  2. Il premio di maggioranza attribuito a prescindere dalla percentuale di voti conseguiti. Anche in questo caso, però, non è il premio di maggioranza in sè a determinare l'incostituzionalità, quanto il fatto che il premio non sia ancorato ad una percentuale minima di voti da raggiungere, fatto che permetterebbe alla lista o coalizione vincitrice di ottenere la maggioranza assoluta anche avendo conseguito il 20% dei voti (per esempio).
  3. Discriminazione geografica nell'attribuzione del premio. Visto che i seggi del Senato vengono ripartiti tra gli eletti su base regionale, il premio di maggioranza viene attribuito alla lista o coalizione vincente regione per regione. Non così alla Camera, dove i seggi vengono ripartiti su base nazionale ed il premio di maggioranza si attribuisce una sola volta alla lista o coalizione che totalizza un risultato migliore su base nazionale. L'attribuzione del premio di maggioranza al Senato, dunque, discriminerebbe le regioni più piccole. Il motivo è semplice: il voto in più che consegna la vittoria ad una lista o coalizione in una regione popolosa dà diritto ad un premio di maggioranza molto più consistente del voto in più che consegna la vittoria in una regione meno popolosa. Le regioni più popolose esprimono più seggi, e quindi sarà più alto in termini di seggi il premio di maggioranza di cui si potrà godere ottenendo la vittoria, cosa che attribuisce un peso più importante ai voti degli elettori di una regione più grande. 
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L'autore
Ruggero  Pupo
Ruggero Pupo

Sono uno studente di giurisprudenza, appassionato di politica e filosofia.

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