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YoungPress
Musica
25 Settembre 2015
Quando una "Band..a Sbanda"

Nell'Era dei Social Networks e di una società in cui sfera virtuale e reale si co-fondono e si con-fondono, le modalità di argomentazione degli internauti si autolegittimano e si esprimono in modo, pressoché, libero. Supporto, note positive, tifo da stadio oppure eventi drammatici e negativi: nulla resta rinchiuso nel retroscena dell'intimità dove pudore e lacrime dovrebbero essere esternate liberamente lontane dai giudizi di occhi indiscreti. Strano oppure no, oggi il sistema reticolare ha assorbito gli aspetti più celati della vita reale e li riproduce nella ribalta non solo connettendo un numero molto elevato di individui ma fornendogli anche un abbraccio virtuale come cura palliativa ai tormenti dell'anima. I sentimenti, le emozioni e le situazioni non sono più canonicamente distinte e la delusione si sfoga con toni funerei reinterpretati in un'aura sacrale ma pur sempre cibernetica.

Qualche mese fa, era già successo con la Band anglo-irlandese One Direction mentre adesso il caso si ripresenta, in casa nostra, con la separazione del giovane ma seguitissimo gruppo dei Dear Jack. Sbocciati sotto i riflettori del talent di Canale 5 Amici, in meno di due anni hanno raccolto un successo dietro l'altro e, con le appassionate jackers sempre al seguito, hanno visto il loro sogno diventare realtà. Tutto sembrava andare per il meglio, ed essere in continuo divenire quando, a soli venti giorni dall'ultimo trionfo all'Arena di Verona, luogo sacro alla musica, viene sganciata la bomba atomica. Alessio Bernabei, leader del gruppo, lascia. Le strade si separano: quest'ultimo intraprenderà una carriera da solista, gli altri continueranno senza lui. E' uno shock. E' come bere un caffè senza zucchero, scrivere con una penna senza inchiostro o guidare una macchina senza benzina. Non può funzionare. Si pensa alle bufale che, ultimamente, circolano in Internet. No, ci sono battuti stampa che provengono dagli interessati. E' che quando una cosa proprio non te la aspetti che non riesci ad accettarla o a trovare una ragione. E così scoppia il delirio. Un domino impazzito di giovani idolatrici si riuniscono, in men che non si dica, nelle piattaforme sociali, per cercare di capire come sopravvivere a quelle che sembrano le macerie lasciate dai Dear Jack. Perchè si sa, seppure sia il mezzo di comunicazione ad amplificare i suoni, i ruoli e le sensazioni, oggi più che mai, sono i gruppi di Fan, riunite nelle communities con tutto ciò che creano attorno agli artisti a montare e smontare la cresta dell'onda. Ad essere il supporto e il pilastro, il motore e l'azione. Eppure questa apparente onnipotenza non è riuscita a tenere saldo ed unito neppure questo gruppo. Diciamo che la fissità non è mai stata un punto di forza dei Gruppi musicali in generale. Anzi, la maledizione fascinosa delle Band che hanno fatto la storia, ha spesso lasciato un graffio sul cuore per milioni di estimatori.

Dai Velvet Underground lasciati da Lou Reed, ai tre anni d'idillio dei Sex Pistols, dalle vicende finite in tribunale dei Pink Floyd, alle immotivate distanze prese da McCartney verso i Beatles fino ad arrivare ai divorzi degli anni Novanta di Take That e Spice Girls, il malumore consequenziale alla rottura ha sempre fatto clamore. Ma probabilmente adesso l'eco ha una risonanza maggiore poichè i nuovi media oltre a diffondere informazioni non ne limitano il rumore. Non più acclami ma vere e proprie urla di rabbia e dolore che hanno l'intento di arrivare ai diretti interessati. In segno di protesta, di delusione, di tradimento o di speranza, la sensazione luttuosa respirata è quella che la magia si sia dissolta e nulla tornerà più come prima. Solidarietà tra Fandom differenti ed espressioni variegate colorano le comunità virtuali che "piangono" i propri idoli.

Per onestà intellettuale credo sia doveroso dire che non sia facile essere una band e riunire in un unico pensiero personalità differenti per portare avanti un'arte che è tutto fuorché oggettiva e in cui il confronto con il pubblico è diretta croce e delizia. Fino a quando si tratta di alimentare una passione sfogata alle sei del pomeriggio o nel tempo libero dopo una giornata di lavoro a smistare imballaggi o ad intonacare muri, sarà sempre lo spirito d'evasione a fare da collante. Quando, poi, diventa una professione, un qualcosa su cui punti tutto e che ti dovrà dare il pane per mangiare, entrano in gioco interessi, scadenze, doveri, comportamenti e spesso non basta più fidarsi ed affidarsi a colui che ha sulle spalle e sul petto la fascia del leader.

Allora diamo la colpa all'Alessio o allo Zayn della situazione? Alle case discografiche o al manager-dittatore? Credo che dietro gli "idoli" ci siano comunque delle persone. Persone che prima di essere popolari sono gente comune come lo sono i comuni mortali con le stesse paure, le stesse ansie di chi si trova talvolta a rendersi conto che non sopporta più determinate responsabilità e che strade intraprese li hanno portati a smarrire se stessi e le proprie volontà. Quindi come dopo un lutto è necessaria l'elaborazione postuma razionale. Il catastrofismo del secondo dopo l'esplosione così come l'abbandono della Fan sedotta, sono normali. Ma la vita è un continuo confrontarsi davanti a bivi, scelte e salti nel vuoto.

E se da una parte il gioco della notorietà porta all'essere giudicati per qualunque cosa dall'altra invito a stare, per un attimo, a vedere cosa succederà dando il beneficio del dubbio a coloro che hanno avuto almeno il coraggio di prendere il respiro e saltare nel vuoto cosmico del futuro incerto abbandonando la via facile di un successo avviato. D'altra parte <<domani è un altro film e (magari) cambiamo il finale>>.

L'autore
Prinzessin89
Prinzessin89

Laureata in Comunicazione, Media e Giornalismo e in Scienze Criminologiche per l'investigazione e la sicurezza. Un sogno: vivere d'inchiostro.

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