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Libri
06 Aprile 2015
Saharawi Libre

Algeria, deserto dell’Hammada. È qui che Federica Petti, a 16 anni, ha deciso di recarsi per una settimana durante l’estate. A richiamare la sua attenzione verso questa terra a lei sconosciuta è stata una realtà completamente diversa da quella che vive ogni giorno, nella sicurezza della sua città. Nel deserto algerino, infatti, si trovano i campi profughi Saharawi.

Il Sahara Occidentale, terra originaria del popolo saharawi, è stato occupato nel 1975 dal Marocco, che si è rifiutato di riconoscere la sua indipendenza, stabilita invece dall’ONU. L’invasione ha portato parte della popolazione del luogo a formare, nel 1976, una forma di resistenza, ovvero la Repubblica Democratica Araba dei Saharawi (RASD). Un’altra parte della popolazione è invece riuscita a fuggire, rifugiandosi appunto in Algeria, dove si trova tutt’oggi, nei campi profughi. Negli anni ’90, sul territorio occupato, il Marocco ha eretto un muro, formato da quattro terrapieni e contornato da filo spinato e mine.  La maggioranza del popolo Saharawi, ad oggi, vive sempre sotto l’oppressione marocchina.

Della condizione di questa popolazione purtroppo si parla sempre troppo poco, e i più vivono nella completa ignoranza di quello che accade. Proprio per questo Federica ha voluto raccontare, come in un diario, la sua esperienza nel campo algerino, in modo tale che quella settimana non diventi soltanto un ricordo che pian piano sbiadirà col tempo, ma una fonte per conoscere una situazione distante dalla nostra che però, non per questo, ci deve lasciare insensibili, ma dovrebbe anzi toccare ognuno di noi in prima persona. Osservando il popolo Saharawi viene spontaneo domandarsi dove sia finita l’Umanità, un valore così importante che però viene meno, come vengono meno tutti i diritti fondamentali dell’uomo perché prevalgono, ancora una volta, gli interessi economici. Interessi che creano barriere, muri non solo materiali, ma anche all’interno dei nostri cuori, dove non c’è spazio per gli altri, ma solo per se stessi. Lasciamo invece che per una volta qualcosa ci tocchi, invece che scivolarci addosso e farci voltare la testa da un'altra parte, dicendo “Non mi riguarda, quindi non mi interessa”. Come ricorda anche il primo articolo dei diritti dell’uomo, gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Ecco, fratellanza appunto: come possiamo chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie subite dai nostri Fratelli? Cogliamo quindi l’occasione che questo racconto ci dà per riflettere, e fare un altro passo avanti verso la Libertà.

 

Il ricavato di Saharawi Libre sarà devoluto alla causa Saharawi

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