Come sempre accade l'opinione pubblica ha trovato un capro espiatorio per le vili distruzioni di Milano. E come sempre accade, l'unico capro espiatorio accoglie su di se tutta la rabbia e la vergogna. Ma penso che ora si stia esagerando.
Anzitutto bisogna fare un rilievo abbastanza semplice: un vero black block non avrebbe mai mostrato il suo volto. Una persona che legittima quelle azioni e dice di avervi preso parte in pubblico, in televisione, è uno sprovveduto che non conosce quel mondo. Il mondo dei tafferugli e dei cortei, dei cori e degli spezzoni. Neppure io conosco bene quel mondo, eppure mi sembra scontato quanto appena detto.
I black block, quelli veri, che sono stati arrestati hanno rilasciato delle dichiarazioni a propria difesa ben oltre il limite del ridicolo. Abbiamo sentito di maschere anti gas indossate per fronteggiare l'emergenza smog; di bulloni ritrovati per terra, in mezzo alla calca scalpitante, quindi raccolti e lanciati nuovamente per terra (?). Questa è una cosa emblematica. Il black block ha un pensiero politico minimo, embrionale e barbarico, ma un pensiero politico dietro quelle devastazioni esiste. Tuttavia, questi sedicenti revoluzionari sono così fedeli ai propri beceri ideali da rinnegarli per evitare il carcere. Nulla di paragolabile ad un vero rivoluzionario. Prendiamo ad esempio le Brigate Rosse: erano terroristi assassini, ma si assumevano almeno la responsabilità delle proprie scelte. Una volta catturati non negavano, si dichiaravano prigionieri politici. Questa non è un'apologia dei terroristi rivendicanti, è un'accusa ulteriore ai black block. Non solo devastazione e distruzione basata su un'idea primitiva di partecipazione politica, c'è anche l'aggravante dell'ipocrisia e della negazione dei propri ideali. Se vengono beccati, il papy paga l'avvocato. Bell'anarchia.
A tutto questo, ovviamente, si aggiunge il fatto che compiono i loro misfatti infiltrandosi nei cortei tramite cui i movimenti manifestano il proprio legittimo e democratico dissenso. Lunghe ed estenuanti assemblee ad elaborare una piattaforma politica; pasti saltati e giornate perse a formulare proposte alternative. Gli sforzi di giovani appassionati e capaci vengono vanificati da n individui incappucciati che ritengono di risolvere i problemi spaccando vetrine. Cosa passa mediaticamente del corteo No Expo a Milano? Non le elaborazioni, non le proposte, non le legittime critiche (condivisibili o meno). Nulla di tutto questo, ma solo le distruzioni dei barbari di nero vestiti.
Quindi oltre ad essere culturalmente indietro, oltre ad essere ipocriti e codardi, sono anche miopi perchè non si rendono conto di nuocere anche alla propria causa.
In tutto questo cosa c'entra Tia Sangermano? Nulla. Tia Sangermano siamo noi. Siamo noi quando diciamo che i politici dovrebbero essere impiccati tutti. Siamo noi quando diciamo che bisognerebbe piazzare una bomba in Parlamento. Siamo noi quando facciamo becera demagogia. Tia siamo noi, quando urliamo frasi sconnesse contro il politico di turno (che magari non è incolpevole) senza neppure conoscere ciò di cui parliamo. Queste esternazioni di un populismo sconcertante fanno male alla democrazia e neppure ce ne rendiamo conto. Tia Sangermano non è così diverso dall'avventore che al bar fa esternazioni qualunquiste e pensa di avere a portata di mano la soluzione più semplice per problemi molto complessi. Solo che a differenza dell'avventore si trovava in mezzo alle devastazioni.
Ulteriore riprova di quanto dico sono le stesse affermazioni del ragazzo durante la sua seconda intervista: "Pensavo che a Milano stesse succedendo qualcosa". Credeva che ci fosse la rivoluzione, che il popolo finalmente si fosse ribellato come molti auspicano mentre tengono il culo saldamente ancorato al divano. Non sapeva che queste persone da poco indossano cappucci neri e fanno danni ciclicamente, senza rappresentare nessuno. Pensava di essere in mezzo all'avanguardia di un movimento popolare che preannunciava la rivoluzione. Tia Sangermano è un ingenuo, non un mostro. Un ignorante, non un black block.
E di Tia Sangermano se ne vedono a bizzeffe nei cortei. Ragazzini che sfruttano una contestazione elaborata per fare sega a scuola e magari fumare una cannetta, rimanendo completamente ignari del dissenso che quel corteo rappresenta. La gente vuole cambiare le cose con le forche, ma non sa neppure cosa cambiare. La partecipazione consapevole è essenziale in democrazia, ma se non è consapevole non solo è inutile, ma anche dannosa.